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La Presidente dell’UPPI risponde
Per il disabile il vecchio ascensore resta ancora un problema serio
pubblicato il 2 marzo 2017 alle ore 16:47

Abito in un condominio costruito negli anni ’70 dove vi è un ascensore di vecchio modello con un ingresso molto stretto, che non consente l’accesso a carrozzelle per bambini né tanto meno a quelle in uso a persone con limitata capacità motoria; infatti, per entrare bisogna aprire prima le due ante esterne e poi quelle interne. La proprietaria dell’unità posta all’ultimo piano, costretta a muoversi con l’ausilio di una sedia rotelle, non può scendere e vive praticamente reclusa in casa. Purtroppo quasi tutti i condomini sono contrari ad investire denaro per l’ammodernamento dell’ascensore, cosa che consentirebbe il necessario allargamento dell’ingresso. Gradirei sapere da Lei se esistono norme per l’abbattimento delle barriere architettoniche che antepongano la qualità della vita a meri calcoli economici e che obblighino i condomini dissenzienti ad eseguire i lavori necessari.

Elena, Mantova.

 

Gentile lettrice, la legge n. 13 del 1989 stabilisce che le deliberazioni aventi ad oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati, dirette ad eliminare le barriere architettoniche nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei non vedenti,sempre all'interno degli edifici privati, sono approvate dall’assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione. Quindi, per  l’approvazione dei lavori di modifica dell’impianto è necessario ottenere, in prima convocazione, un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio mentre, in seconda convocazione, la deliberazione è valida se approvata dalla maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio. Se non si raggiungono le maggioranze di legge, la condomina affetta da disabilità potrà effettuare l’innovazione solo a sue spese purché l’ intervento non arrechi pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, non ne alteri il decoro architettonico e non renda alcune parti comuni dell’ edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. In compenso la signora, se titolare dei necessari requisiti, può presentare domanda all’ufficio servizi sociali del Comune per ottenere il contributo previsto dalla legge sull’ abbattimento delle barriere architettoniche; a mio avviso, nel caso di specie, per contenere il costo della modifica, potrebbe essere sufficiente allargare l’accesso dell’ultimo piano e quello del piano terra.
 

Marisa Raffaldini (immobiliare@vocedimantova.it)