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Cronaca
Dagli stand alle stelle
Colazione in piazza Sordello? Più cara che da Tiffany
pubblicato il 17 aprile 2017 alle ore 22:51

Mantova Tre giorni al massimo. Un triduo pasquale dominato dalle iniziative di piazza targate dalle associazioni di categoria, col patrocinio del Comune, che hanno vitalizzato il centro storico, senza tuttavia esentarsi dalla censura delle persone che si sono aggirate fra i banchetti dei numerosi stand enogastronomici disseminati in piazza Sordello, dove la curiosità ha prevalso sulla voglia astenersi dalla ressa, ma dove le ragioni del portafoglio, a loro volta, hanno avuto la meglio sulle tentazioni dell’acquisto sconsiderato. A parlare non siamo noi, ma le diverse persone cui presentandoci come giornalisti abbiamo chiesto un parere sugli interessi che le inducevano ad aggirarsi fra i banchetti di “Mantova con gusto”. Pressoché unanime il commento: il “profumino” attira, tante prelibatezze, tante tipicità, e persino qualche strappo alla regola può essere concesso in ragione del fatto che è Pasqua, e molte specialità arrivano da lontano, e chissà quando potranno ancora essere assaporate. Ma i prezzi in molti casi erano disarmanti. A dirlo è una coppia di giovani che regge in mano un cono di carta con dentro un peccatuccio di gola: «Questi prezzi sono da gioielleria. La roba costa più dell’oro».
Un giro sommario, in parecchi casi ha dato conferma della lamentela. Se è pur vero che un panino con porchetta si pareggiava al prezziario di qualsiasi bar o paninaro del sabato sera (5 euro, in tutto rapportabile alle 5mila vecchie lire), meno comprensibile è parso il prezziario di taluni formaggi tipici. Fontine e formaggi caprini da 15 euro al chilo, un Santoscano addirittura da 32 euro al chilo, ma rigorosamente prezzato all’etto, forse per rendere meno impattante la cifra, e così pure per le caciottine di formaggio di capra “dolce”, ossia poco stagionate, proposte a 2,50 euro l’etto – che corrispondono ovviamente a 25 euro al chilo, alias 50mila lire del bel tempo che fu. Fuori dalla nostra comprensione invece risultano la focaccia ligure prezzata 33 euro al chilo, o i taralli di cereali per 18 euro, sempre al chilo. Nel rapporto peso-prezzo si distinguono poi per eccesso gli spiedini di fritto di mare a 9 euro, uno spiedini di patatine fritte cui la pur elegante confezione non lascia capire le ragioni dei 3,5 euro, né la costina di maiale al non modico prezzo di 5 euro, che diventano 7 con l’addizionale del cono di patatine fritte.Specialità tipiche tosco-umbre raggiungono la vertigine. Un “cacciatorino di cinghiale viaggia sui 9 euro; arriva a 25 euro al chilo il salame cremonese (nemmeno stagionato), come pure i ciccioli tosco-emiliani, sino al paradosso dei 4 euro per 25 grammi di fiore di finocchio, o i 4 euro per la saponetta alla lavanda. La birra? Per lo più cifre da bar, salvo il “bicchiere” di rossa a 5 euro... come un whisky torbato. Insomma, non è solo un problema di crisi se la gente gira e compra poco.

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