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Cronaca
Process Aemilia
Il testimone, minacciato, non parla più: “Ho moglie e tre figli”
pubblicato il 19 aprile 2017 alle ore 11:33
L’aula del tribunale di Reggio Emilia in cui si svolgono le udienze del maxi-processo

Mantova «Ho moglie e tre figli» aveva ripetuto più volte durante la sua deposizione alla scorsa udienza, e il giudice che presiede il processo Aemilia aveva deciso di farlo tornare nell’aula bunker per l’udienza di ieri mattina, dove oltre a ribadire di avere moglie e tre figli, ha aggiunto di essere stato minacciato e che per questo motivo non avrebbe più detto nulla. Una brutta sorpresa all’udienza post-pasquale di ieri al maxi-processo di Reggio Emilia. Brutta sorpresa e brutto segnale per il processo, perché il testimone vittima di intimidazioni che ha deciso di non parlare  è un 35enne di Gonzaga, ex operaio della ditta Bianchini, l’unico che si è costituito parte civile al processo. L'uomo, originario della Campania a e residente a Gonzaga, era uno dei 13 operai della ditta Bianchini, impegnata nel Modenese per la ricostruzione post-sisma, che secondo l’accusa operava per conto di Michele Bolognino, uomo di fiducia del boss Nicolino Grande Aracri. Di quei 13 operai sentiti a suo tempo dagli investigatori della Dia, 11 avevano fatto scena muta, uno aveva detto che il lavoro era del tutto regolare, mentre il 35enne aveva sostenuto che lui e gli altri erano vittime di vero e proprio caporalato. Ieri ha raccontato di essere stato avvicinato da alcuni soggetti calabresi che gli avrebbero rivolto frasi come “Vedi di startene tranquillo che è meglio per te”, “stai calmo che non hai nulla da guadagnarci”. Parole che il campano ha letto come minacce neanche troppo velate a lui e alla sua famiglia.

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