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Cronaca
Indiano, in giro con un pugnale per “motivi religiosi”, non voleva pagare la multa
La legge è uguale per tutti, migranti compresi
pubblicato il 16 maggio 2017 alle ore 11:14

Mantova Gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno “l’obbligo”di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso “di stabilirsi” ben sapendo che “sono diversi” dai loro e “non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”. È quanto sottolinea la Cassazione che ha condannato un indiano sikh il quale voleva circolare con un coltello “sacro” secondo i precetti della sua religione. L’uomo aveva fatto ricorso dopo la sentenza del Tribunale di Mantova che lo aveva condannato nel 2015 a pagare duemila euro di ammenda in quanto due anni prima era stato sorpreso a Goito mentre usciva di casa armato di un coltello di quasi 20 centimetri. L'indiano aveva sostenuto che il coltello (kirpan), come il turbante “era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso”. Per questo aveva chiesto alla Cassazione di non essere multato, e la sua richiesta era stata condivisa dalla Procura della Suprema Corte che, ritenendo tale comportamento giustificato dalla diversità culturale, aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna.

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