contatti    pagina facebook   pagina twitter
HOME Cronaca Provincia Eventi e Società Rubriche Sport Foto Video Contatti
Eventi e Società
Ieri Le luci della Centrale elettrica, oggi gli Eclipse
Vasco Brondi, il trascinatore
pubblicato il 30 agosto 2017 alle ore 12:23

Dopo 3 anni di assenza da Mantova, quando nell’estate del 2014 aveva presentato il suo album Costellazioni all’Arci Festa, Vasco Brondi torna con un nuovo lavoro, Terra. Il suo progetto artistico musicale, le luci della centrale elettrica, nasce nel 2007: 4 album all’attivo e una costante noncuranza riguardo a quello che si dice del suo lavoro, compensata da un percorso artistico basato sulle proprie idee ed emozioni. Ma anche sulla passione per la scrittura e l’Emilia: il Po, Gianni Celati e Luigi Ghirri tornano sempre nei libri e nei racconti dell’artista cresciuto tra Ferrara e la luna, che ha fatto della musica e delle parole il suo mondo. Brondi sale sul palco di una gremita Piazza Castello, si è fatto crescere la barba (c’è chi dice per non farsi riconoscere) ma rimane sempre il ragazzo che 7 anni fa cantava “E se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti, tu non preoccuparti”. Governa il palco con la calma surreale che lo contraddistingue, alternando canzoni dell’ultimo disco con pezzi del passato, si perde a raccontare aneddoti, come se non potesse fare a meno di dare libero sfogo al suo flusso di coscienza. Si scatena sulle note di Nel profondo Veneto, costruita su un crescendo vocale e sonoro che racconta, attraverso il testo, uno spaccato di realismo che chi vive nei paesini di provincia non può che apprezzare, e si emoziona con La terra, l’Emilia, la luna, i cui ritmi distesi e rilassati si sposano perfettamente con la tranquillità della sera. Particolarmente toccante Chakra, la perla di Terra, in cui Brondi racconta con struggente malinconia la quotidianità di un amore ormai finito. C’è chi canta e chi si commuove, chi si abbraccia e chi guarda ipnotizzato il palco. E arriva anche la nostalgia, sulle note di Cara Catastrofe: “A inchiodare le stelle, a dichiarare guerre, a scrivere sui muri che mi pensi raramente” urlano tutti a squarciagola. Il concerto è stato un incontro tra sonorità etniche e strumentali, parti cantate e parlate, musica e poesia, che hanno trasportato il pubblico in un turbinio di emozioni.

Foto
Commenti