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L'intervista a Federico Mazzoli
Il sogno? Bruce Springsteen al Migliaretto
pubblicato il 2 settembre 2017 alle ore 21:49

Mantova  Ermal Meta in una serata di fine estate ha idealmente chiuso il cerchio musicale apertosi con Elton John  lo scorso luglio. Un mese e mezzo di grande musica nelle piazze di Mantova per un’esperienza che certifica l’ottimo lavoro svolto da chi si è dato da fare  per portare in città ospiti di fama internazionale e per tutti i gusti. Tutto ciò porta a  Federico Mazzoli di InsideOut agency, capace di allestire un cartellone di primissimo piano e  quindi chi meglio di lui può tracciare un bilancio  di Mantova arte&musica 2017.  «Il bilancio è chiaramente positivo sia in termini di pubblico, sia in termini  di numeri. Dobbiamo ancora analizzare  a fondo tutte le voci, ma portare ai concerti qualcosa come  25mila persone è  sicuramente un grande successo».
 Era ciò che vi aspettavate?
«In linea di massima sì e non ingannino i numeri di piazza Castello, dove abbiamo volutamente concentrato un altro tipo di musica per un altro tipo di  target.  Sono piazze   che hanno due “velocità” differenti. Da una parte nomi altisonanti per un pubblico trasversale, dall’altra nomi di nicchia per un pubblico  giovane dalla diversa  disponibilità: siamo andati dai 160 euro per Elton John ai 10 euro di piazza Castello».
 Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
«Ci ha messo alla prova e proprio per questo devo ringraziare sentitamente i miei collaboratori senza i quali tutti sarebbe stato molto più difficile. Era una sfida e devo dire che questa sfida l’abbiamo vinta, soprattutto per piazza Sordello, dove  abbiamo riaperto alla musica una location da anni off limits per giunta in un momento storico in cui le misure di sicurezza sono esasperate.  Detto questo, la buona riuscita di tutti  è ciò che mi è rimasto di questa esperienza».
C’è qualcosa che ti ha deluso, invece?
«I mantovani. Già, proprio i mantovani ma se devo essere sincero un po’ me l’aspettavo.  L’80 per cento dei biglietti venduti è stato appannaggio  di persone da fuori e questo dimostra il disinteresse dei miei concittadini».  
 La cosa per cui andare più orgoglioso?
«L’aver catturato l’interesse delle più grandi agenzie di spettacolo è scontato, ma da mantovano che ama le proprie radici dico che  essere riconosciuti come la città che ha ospitato Sting ed Elton John è una bella soddisfazione».  
La testimonianza più bella che hai ricevuto?
«L’abbraccio del batterista  di Elton John a fine  concerto a me, perfetto sconosciuto,  per ringraziarmi di averlo fatto suonare in una piazza così bella».
 Il momento più difficile?
«Riuscire a far suonare i big a   Mantova».
 Il sogno nel cassetto, magari per l’anno prossimo?
«Ce ne sono tanti, ma ovviamente si   scontrano con logistiche che richiedono  dei paletti. Non possiamo portare in piazza cantanti che richiamano folle oceaniche e  di conseguenza dobbiamo adeguare il target anche in funzione di tutto questo».
 Però...
«Però  mi piacerebbe sdoganare  una volta per tutte il Migliaretto accontentando  quelli che  sostengono non si possano fare concerti in centro. Ecco, con una location del genere anche Bruce Springsteen potrebbe venire.   Vero anche che Sting  avrebbe rinunciato  se gli fosse stato proposto un contesto diverso da quello di piazza Sordello».
Che cosa non rifaresti?

«Rifarei tutto dall’inizio alla fine».
 Sono piovute inevitabili critiche, ma fortunatamente tutte sterili e strumentali...
«Anche queste me le aspettavo: abbiamo fatto qualcosa di molto importante ed è normale essere esposti al giudizio  della gente. L’impatto comunque è stato buonissimo per cui anche quelle poche persone che hanno storto il naso sono davvero una minoranza».
 Un aggettivo per ognuno dei tre big di piazza Sordello...
«Elton John eccentrico, Alvaro Soler  umano, Sting galantuomo»
 Capitolo sicurezza: credi tutte le misure attuate abbiano influito sull’afflusso del pubblico?
«Sicuramente, non avere accesso immediato  e facile è un deterrente per chi deve andare al concerto. Vedere la zona isolata da new jersey, spiegamento di forze dell’ordine  e restrizioni varie  tengono la gente lontana dagli eventi. Il concerto  di Alvaro Soler, ad esempio è quello che più ne ha risentito per il target giovanile e l’ostruzionismo operato dai genitori».-
 Che inverno ci aspetta?
«Stiamo lavorando per il PalaBam e il Sociale. Ci saranno delle sorprese».

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