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Prima del delitto di Magnacavallo
Minacce a Fausto Bottura: i nipoti smentiscono le accuse
pubblicato il 3 ottobre 2017 alle ore 19:58
Fausto Bottura

Magnacavallo Le liti? Normali screzi. Botte? Minacce? Mai visto niente di simile. Un quadretto familiare quasi idilliaco, come sottolinea a un certo punto il Pm  Giulio Tamburini, se non fosse che a processo per lesioni e minacce ci sono  Patrizia Bottura e il figlio Massimo Bottura, e la vittima delle minacce è, anzi era  Fausto Bottura, visto che il 48enne di Magnacavallo è stato ucciso a colpi di mazza da baseball nel dicembre 2014 dallo stesso nipote, Massimo Bottura, già condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione per quel delitto. Quella per la quale si sta dibattendo in aula è una vicenda minore che però potrebbe aiutare a capire come un ragazzino che all’epoca dei fatti era poco più che maggiorenne sia arrivato a mettere in piedi insieme a due coetanei un piano per fare fuori lo zio “rompiscatole” e portarlo a termine gettando poi il cadavere nel Po. Secondo l’accusa Fausto Bottura, dal febbraio del 2012 sino alla data del suo assassinio, sarebbe stato costretto ad abbandonare l’abitazione del padre (deceduto il 31 gennaio del 2012) dato che la sorella lo avrebbe obbligato a mangiare e dormire in una sola stanza, impedendogli di utilizzare cucina e uno dei due bagni dell'abitazione. Non solo: la donna gli avrebbe bruciato gli attrezzi da lavoro e lo avrebbe più volte costretto a dormire fuori da quella casa nella quale Fausto Bottura aveva vissuto con i genitori e dove la sorella che ne aveva ereditato il 50% alla morte del padre si era trasferita con i figli. Il 48enne, invalido al 60%, aveva anche sporto un paio di querele. La prima nel settembre 2013 e riguarda una presunta aggressione subita per mano della sorella che gli avrebbe graffiato il collo, insultandolo. La seconda è invece del luglio 2014. Il nipote invece è accusato solo di minacce in concorso con la madre. Ieri sono stati sentiti come testimoni il comandante di carabinieri di Magnacavallo cui il 48enne si era rivolto per sporgere querela e che ha riferito che la vtittima non avrebbe manifestato alcuna intenzione di ritirare quelle querele. A seguire è stato sentito il fratello  e figlio dei due imputati, che ha detto che lo zio aveva a disposizione tutti i locali della casa, che nessuno lo ha mai picchiato e che le liti tra lui e la sorella erano dovute ai comportamenti del 48enne che a volte tornava a casa ubriaco. Patrizia Bottura, chiamata a sua volta a sottoporsi ad esame davanti al giudice si è avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre il figlio ha respinto ogni accusa difendendo la madre: «ha comprato la camera nuova a suo fratello invece che a me. Penso che questo dica tutto». Il prossimo 21 novembre discussione e sentenza.

Carlo Doda
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