Cronaca
Sallusti a Mantova: "L'autonomia rilancerebbe l'intero sistema-paese"
Referendum: non sarà una Catalogna
pubblicato il 11 ottobre 2017 alle ore 09:15
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Mantova  Non sarà una Catalogna. La Lombardia che il 22 ottobre è chiamata alla consultazione referendaria per conferirsi maggiori competenze e risorse non rischia effetti secessionistici né farà correre al paese rischi di disgregazione. Anzi, le maggiori risorse spese in loco gioveranno sì alla nostra regione, ma anche all’Italia tutta di giovarsene. Con questi assunti si è spesa la tavola rotonda organizzata dal circolo “Giovannino Guareschi” che ha portato a Mantova, nella sala delle capriate, il direttore de “Il Giornale”  Alessandro Sallusti e il giornalista della stessa testata  Stefano Passaquindici. Con loro, al tavolo dei relatori, anche il presidente dell’associazione culturale  Romano Bondavalli  e il direttore editoriale de “la Voce di Mantova”  Marco Mantovani. Approfondito il dibattito senza lasciare spazi a facili proclami. Ma un dato saliente è emerso nel corso degli interventi: la necessità di convincerci che per la Lombardia – che voterà assieme al Veneto per la stessa istanza – ha l’opportunità di poter gestire il proprio futuro contrattuale con i governi centrali, senza “osare” con richieste anti-storiche di statuti speciali. Godere di maggiore autonomia e risorse, sia per Sallusti che per Mantovani, significa trattenere in Lombardia almeno la metà di quei 54 miliardi di euro che oggi vengono dati “a fondo perduto” a Roma. Diversamente, il “treno Italia” vivrebbe una nuova stagione più generosa di prospettive. La Lombardia sovraccaricata di tassazione, con quel macroscopico residuo fiscale dato ogni anno allo stato, di tale treno rappresenta una locomotiva fiacca, mentre i vagoni al traino ne rappresentano solo zavorre improduttive. Dare più autonomia alla regione, conclude Sallusti, significherebbe invece fare andare più forte quella stessa locomotiva, aumentando la capacità di investimento dei lombardi. Solo così il paese avrà prospettive di risanamento, senza penalizzare le regioni virtuose e creando nuove opportunità per quelle oggi al traino.

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