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Business batte giustizia mille a zero: torna Noè!
pubblicato il 6 gennaio 2018 alle ore 15:54
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Il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen

Vi sono immagini (fotografie e video) che imprimono un marchio a fuoco sulle tavole in pietra della storia e fissano indelebilmente nella nostra memoria ferrei concetti e lezioni morali. Sono trascorsi quasi trent’anni dalla Primavera cinese del 1989, quando la dittatura oligarchica del Celeste Impero, erede diretta del sanguinario desposta comunista Mao Tse-tung, rase al suolo la protesta democratica di piazza Tienanmen, inermi e pacifiche dimostrazioni di massa, soprattutto a Pechino tra l’aprile e il giugno di quell’anno. Come dimenticare la memorabile icona del cosiddetto “Rivoltoso Sconosciuto”, quell’anonimo e straordinario giovane, dal sublime coraggio, che fu uno dei simboli più incisivi delle manifestazioni di protesta di quei giorni. Ricordate? Era il 4 giugno 1989. Il ragazzo, in piedi, imperterrito, con una busta nella mano destra e la giacca nell'altra, si oppose al passaggio di un plotone di carri armati e salì persino su un mezzo corazzato per parlare con i militari a bordo. Le foto e il video che lo ritraggono sono tra le più celebri immagini al mondo. Il suo prode gesto è tuttora considerato un emblema della libertà e dell'opposizione alla dittatura. La rivista Time incluse il “Rivoltoso Sconosciuto” nella lista delle “persone che più hanno influenzato il XX secolo”. Ma, ahimè, ciò non è affatto vero, poiché l’impresa di questo eccezionale eroe non scalfì di un centimetro la politica dittatoriale della “Grande Muraglia” comunista. Anzi, il giorno seguente il governo iniziò a reprimere brutalmente la protesta con morti, feriti e migliaia di arresti; ancora oggi in Cina parlare di piazza Tienanmen è tabù e comporta feroci guai. Quel ragazzo, ardimentoso protagonista della recente storia mondiale, è stato giustiziato dopo qualche giorno (anche se la notizia non è confermata ufficialmente). Ciononostante, in particolar modo nell’ultimo decennio, la Cina è riconosciuta e celebrata in tutto il pianeta come fondamentale “player” internazionale nei settori del commercio, dell’economia e della finanza, mentre il tema della repressione dispotica e totalitaria da parte degli oligarchi al comando nel Paese, sia in termini di diritti umani che di libertà d’espressione, è ignorato da tutti, specialmente dai media “radical chic” sinistrorsi.

“Business is business”, quindi avanti con fiumi di denaro e testa sotto la sabbia come gli struzzi (speravo in un refuso…). In gergo sportivo si potrebbe commentare così: gli affari battono la giustizia mille a zero. E cosa dire in merito all’altro nefasto megablocco pseudo marxista-leninista? Quell’impero russo dove il tirannico e subdolo zar Putin, ex funzionario del Kgb sovietico, ormai al potere assoluto da quasi vent’anni, elimina a priori, meticolosamente e indiscriminatamente, qualsivoglia forma di opposizione politica (idee e persone). Ma “Vladimir il Grande”, autorevole dittatore plurimiliardario, è intoccabile perché i pinocchietti capitalcomunisti continuano a fare enormi business con codesto autocrate magnate, specialmente in Europa dove arrivano dalla Russia sconfinati e lucrosi flussi di gas naturale e petrolio.

Ed eccoci alla seconda icona, anch’essa immortalata nei giorni scorsi con foto e video. Rappresenta un’altra straordinaria, ma altrettanto vana e inefficace, pedina della storia: l’eroica ragazza iraniana che durante le manifestazioni anti-governative per le vie di Teheran, ha osato sfidare gli ayatollah salendo in piedi su un blocco di cemento, togliendosi il velo e sventolandolo con una lunga bacchetta a guisa di una bianca, pacifica e libera bandiera di protesta. La giovane, subito arrestata, aveva aderito al movimento "My stealthy freedom" partito su Facebook dalla giornalista e attivista Masih Alinejad che promuove i diritti delle donne negli Stati islamici, dove le stesse sono considerate poco più di nulla. Non oso immaginare cosa i sedicenti e perniciosi “guardiani della rivoluzione” stiano facendo passare a questa ragazza in carcere. Un illustre personaggio come il dr. Amir Sharifi, direttore del “Kurdish human rights advocacy group”, ha dichiarato: "Sia l'Isis che la Repubblica islamica iraniana usano lo stupro come arma politica in base all'etnia, al sesso e alla religione. L'unica differenza è che Teheran nega persino gli abusi ben documentati, mentre l'Isis difende pubblicamente la riduzione in schiavitù di donne e bambine, specialmente se di origini curde". Ma anche in Iran tutto è finito in una sanguinosa bolla di sapone d’ossa; il capo dei Pasdaran ha sentenziato: «La sommossa è finita, puniremo i colpevoli». Il regime di Teheran è subito tornato nel bieco oscurantismo della sharia, la legge sacra islamica. Qual è stata la reazione in Italia? “Poffarbacco, speriamo che i rivoltosi siano presto messi a tacere, perché noi abbiamo miliardi di euro di business da difendere in quello Stato e gli interessi vengono sempre prima di tutto…”. Intanto dallo Yemen è iniziata una nuova guerra tra musulmani: sciiti contro sunniti. Uno scontro che mi preoccupa molto, perché è chiaro che nella deprecabile ipotesi in cui tutti gli islamisti dovessero eliminarsi combattendo tra loro, sarei estremamente costernato, fino al punto di recarmi in Vaticano e pregare assieme a qualche gesuitico “Imam” locale affinchè tutti i musulmani defunti possano almeno essere accolti nel loro magnifico paradiso e immediatamente affiancati dalle famose, seppur un po’ attempate, 72 vergini che li attendono da parecchio tempo.

Guardo fuori e vedo che adesso sta piovendo a dirotto. Torna Noè!

Marco Mantovani

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