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A TUTTO TIBRE
Sinistra e destra assieme per fare grande Mantova
pubblicato il 7 gennaio 2018 alle ore 12:17
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Il capogruppo azzurro Pier Luigi Baschieri e il sindaco Mattia Palazzi

Mantova - Il 4 marzo, giorno fissato per le elezioni, non è lontano. In quella data tra l’altro (4 marzo 1943) l’indimenticabile Lucio Dalla avrebbe compiuto 75 anni. Ma non è solo il cantautore bolognese che vogliamo ricordare; ci riferiamo invece al futuro del nostro paese che dopo anni di silenzio assordante, delega ai cittadini il compito di scegliersi il governo del’Italia. Compito gravoso, soprattutto se teniamo conto che sin d’ora i conti non tornano; ovvero, a meno di strabilianti sorprese, nessun partito riuscirà ad avere la maggioranza. Anche perchè l’avversario più pericoloso è l’astensionismo, che ha raggiunto dimensioni paragonabili solo al debito pubblico che si trascina l’Italia. Ecco allora gli appelli agli italiani: andate a votare. Può persin accadere: ci sono tanti elettori nuovi e poi la curiosità di tornare alle urne può risvegliare istinti, emozioni, richiami al dovere che sembravano ormai smarriti. Sarà vero? La risposta al 4 marzo.

Come si sono comportati i politici in questi anni di esercizio in proprio? Cambiamo domanda, altrimenti non ne usciamo più. Pessimisti ad oltranza? Può darsi, ma come giustificare, tanto per fare un esempio, quanto capita a Mantova che è la nostra città, ma pure in tutte le altre parti d’Italia? C’è un paese che per nobiltà, per la leadership in quasi tutti i campi, che vanno dall’arte all’industria, meriterebbe l’alloro olimpico ma che in realtà ha sbandato paurosamente, da mettere in salvo. In che modo? Lavorando tutti insieme, in comunità d’intenti come dicono quelli che se ne intendono, per uscire dal guano che purtroppo rischia di sommergerci. Basta guardare quello che succede di notte, ormai dappertutto: disgraziati avvolti nelle coperte in cerca di rifugio, dormitori pubblici esauriti, mense della Caritas a pieno ritmo. E non solo stranieri: anche tanti compaesani ridotti sul lastrico.

Dove vogliamo andare a parare? Non sarebbe più semplice, anzichè affrontarsi a muso duro in sterili polemiche o a magnificare quanto fatto in spregio alle precedenti amministrazioni, collaborare fattivamente (questa è unità d’intenti) per migliorare l’assetto della città? Il ping pong Palazzi-Baschieri su meriti e demeriti delle ultime due amministrazioni ha già avuto il verdetto da parte dei mantovani; che senso pratico ha, insistere? Sembra una sfida fra bimbi delle elementari: il mio papà ha la Bmw, il mio la 500. Da bravi virgiliani, se il viaggio è lungo, entrambi sulla Bmw, in città la 500. Vogliamo remare tutti nella stessa direzione? Potrebbe essere un buon viatico per l’anno che si è appena aperto: siamo tutti targati MN. O no?

L’assessore Iacopo Rebecchi ha già dato il buon esempio andando a salvare un ragazzo che era finito in un crepaccio mentre praticava il fuoripista. Specialità praticata pure dall’assessore (evidentemente alla ricerca di spazi di libertà che non trova in aula consiliare), sia pur con tutti gli accorgimenti e le misure di sicurezza necessarie (non a caso è assessore anche alla partita). Senza chiedergli la carta d’ identità o indirizzo politico. Bravo Iacopo. Incredibile il rave party svoltosi a Bondeno di Gonzaga: duemila assatanati provenienti anche dall’estero a far baldoria in un capannone dismesso. Non è successo niente perchè le forze dell’ordine non hanno forzato la mano, lasciando sbollire la sete di musica e di alcool di questi particolari clienti. Che hanno abbandonato rifiuti in quantità industriale, raccolti dal comune di Gonzaga che ne avrebbe fatto volentieri a meno. Resta da capire come e perché oltre duemila persone abbiano potuto sbarcare a Bondeno in tutta tranquillità. Sono i misteri dei rave party: tutti ne sono a conoscenza, ma nessuno sa.

Quesito inquietante: chi ha il bottone più grosso: Trump o il paffuto e giovane Kim Yong-un? Non si tratta di bottoni della giacca o del cappotto: a schiacciarne uno, mezzo mondo salterebbe in aria. Quale scegliere? Per favore, cambiamo quesito. Ed ora scendiamo in campo. Oggi il Mantova si porta a Verona per affrontarvi la Vecomp, una delle favorite al successo finale. Tornano, sia pur scaduti e ammorbiditi dal salto all’indietro di categoria, i derby veri del calcio che fu tra Mantova e Verona. Ma sempre di derby si tratta: e poi ci sono sette punti di differenza fra le due squadre a favore di quella veronese, che andrebbero assottigliati nel confronto diretto. Tifosi sul piede di partenza e fuoco alle polveri; i biancorossi puntano al successo e l’argentino Correa immagina un girone da protagonista. I suoi piedi sono musicali: ci attendiamo un concerto in piena regola.

Prenda l’esempio dal mantovano doc, nonostante il nome con la K iniziale inusuale per il nostro territorio ma già premonitore di orizzonti più vasti, Kevin Lasagna, autentico mattatore di questa prima parte del campionato di serie A con l’Udinese. Al bomber di Portiolo di San Benedetto Po è stato sufficiente l’incontro con l’allenatore giusto (Massimo Oddo) per dimostrare compiutamente le sue qualità: velocità da giaguaro, piedi giusti e fisico da giocatore di razza, pure quando la sua squadra deve difendersi sui calci piazzati o dalla bandierina. Ci assale l’ira funesta quando ci accorgiamo che Kevin (tu quoque fili mi) non è transitato per il capoluogo: follia tenerlo nel Mantova ma qualcuno avrebbe dovuto accorgersi delle qualità del ragazzo. Come hanno fatto quelli di Governolo, dove Lasagna è stato svezzato. Conosciamo diversi esperti di calcio, tutti targati MN: perchè non creare un team dedicato alla scoperta di talenti? Kevin sta dimostrando che pure nel Mantovano (già capitato) possono nascere e crescere giocatori di calcio. Grazie e speriamo in bene. Domani è un altro giorno.

Alberto Gazzoli

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