Cronaca
Arrestato marocchino che spacciava in piazza Cavallotti
Cocaina servita a tavolino
pubblicato il 10 gennaio 2018 alle ore 10:58
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I tavoli del Caffé Petit (estraneo allo spaccio) usati dal pusher come ufficio

Mantova - Quando il bar chiudeva lui si metteva seduto a uno dei tavolini che rimanevano sul plateatico e cominciava a confezionare le dosi da vendere ai clienti che nel frattempo si erano messi in fila. Tavolino con vista sulla movida del centro cittadino, quasi un revival degli anni 80 e del “sole, whisky e sei in pole position”, dove al posto del sole c’è semmai la luna, e al posto del whisky c’è la cocaina. Resta però la pole position, su piazza Cavallotti, naturalmente. Era quella che premeva ad Abdelwahad Hoshush, il 28enne marocchino arrestato nella notte tra venerdì e sabato scorso dai carabinieri che lo hanno sorpreso mentre spacciava droga in pieno centro, e che è stato condannato per direttissima a un anno e otto mesi di reclusione, pena non sospesa e con la misura del divieto di dimora nella provincia di Mantova. Per beccarlo i carabinieri di Mantova non hanno dovuto fare altro che seguire la fila dei clienti in attesa lungo il portico. Il 28enne era solito aspettare l’orario di chiusura del Caffé Petit, bar sotto il porticato che si affaccia su piazza Cavallotti di fronte a quello del Carrefour. Così venerdì sera, quando si è seduto a uno dei tavolini che rimangono comunque fuori tutta la notte e ha tirato fuori gli arnesi del mestiere: bilancino di precisione, cocaina, involucri di plastica; insomma tutto il  necessaire per il confezionamento delle dosi da vendere direttamente sulla piazza (Cavallotti). Che gli affari andassero più che bene per il marocchino, lo si poteva capire dalla fila di clienti in attesa sotto il porticato. Fila che si è improvvisamente diradata quando sono comparsi i carabinieri. Lo spacciatore ha gettato a terra sia la droga che il bilancino di precisione, ma non è stato altrettanto rapido il cliente che stava servendo, rincorso e bloccato dai militari. A quel punto ce n’era abbastanza per procedere all’arresto del 28enne, nei cui confronti il tribunale di Mantova era costretto a organizzare il processo per direttissima nella mattinata di domenica scorsa perché l’eventuale convalida di arresto doveva essere fatta entro le 48 ore dal momento del fermo. Nonostante avesse diversi precedenti di polizia, oltre ad essere senza documenti e privo di permesso di soggiorno, Hoshush, tramite il suo difensore, sceglieva di affrontare il processo con rito abbreviato anziché concordare una pena da patteggiare. Alla fine il marocchino rimediava una condanna a un anno e otto mesi di reclusione con la misura di custodia del divieto di dimora nella nostra provincia. Ora in piazza Cavallotti c’è un tavolo libero in pole position.

Carlo Doda

 

 

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