Cronaca
Nonostante che Antonio Muto sia già stato assolto due volte
Processo Pesci, il Pg ricorrre in Cassazione
pubblicato il 10 gennaio 2018 alle ore 17:49
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Antonio Muto

Mantova - Secondo i giudici della Corte d’Appello di Brescia che lo hanno assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Antonio Muto non sarebbe colluso con la ‘ndrangheta. Quella emessa lo scorso settembre è stata la seconda sentenza di assoluzione incassata dall’imprenditore calabrese di Buscoldo, imputato nel processo Pesci con rito abbreviato. Ciononostante la Procura generale ha deciso di impugnare anche questa sentenza e di ricorrere in Cassazione. Niente da fare, i Pm della Dda di Brescia ne sono convinti: Antonio Muto va condannato, e con lui a che gli altri imputati dello stesso processo. Al processo di primo grado erano stati chiesti nei suoi confronti otto anni di reclusione; richiesta che era stata reiterata in appello. Ora, dopo avere letto le motivazioni della sentenza di secondo grado, la Procura generale ha deciso di ricorrere in Cassazione. Antonio Muto, attualmente ai domiciliari per una vicenda che lo vede accusato di bancarotta e per la quale andrà a processo il mese prossimo, era stato arrestato nel corso del blitz scattato nel gennaio di tre anni fa nell’ambito dell’operazione Pesci coordinata dalla Dda di Brescia sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Mantovano. Una decina di giorni dopo, però, il Gip aveva rimesso in libertà sia Muto che gli altri indagati sottoposti a custodia cautelare in carcere ritenendo che non ci fossero i presupposti per questa misura restrittiva. L’imprenditore calabrese aveva scelto la via del processo con rito abbreviato, incassando l’assoluzione con formula piena sia in primo che secondo grado di giudizio a Brescia. In attesa del giudizio in Cassazione, resta aperta anche la vicenda della lottizzazione Lagocastello, stralciata dal processo Pesci e in stand-by processuale in tribunale a Roma. (cad)

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