Cronaca
VIDEO - Si cerca l'arma del delitto
Quattro spari nell'angolo buio delle telecamere
pubblicato il 20 gennaio 2018 alle ore 21:18
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Omicidio sul Ponte di San Giorgio: si cerca l'arma del delitto anche nel lago

Mantova - Non vi sarebbero immagini dalle telecamere dell’agguato mortale di mercoledì 17 gennaio sul ponte di San Giorgio. L’assassino di Sandro Tallarico non avrebbe dimostrato solo grande scaltrezza, ma anche di sapere molte cose utili sul luogo in cui aveva deciso di colpire. Non solo non ci sarebbero ancora testimoni dell’omicidio di Sandro Tallarico, commerciante 57enne di Roverbella, ma non ci sarebbe nemmeno un filmato. Nessuna delle telecamere di sorveglianza della zona sarebbe stata puntata sul ponte di San Giorgio nel momento dell’agguato dello scorso 17 gennaio. Questo quanto comunicato venerdì 19 gennaio dalla Procura di Mantova che coordina le indagini dei carabinieri su questo gravissimo fatto di sangue avvenuto in pieno giorno (erano le 9.30 di mercoledì scorso) e in un luogo frequentato come può esserlo l’ingresso di Mantova per eccellenza. Gli investigatori stanno comunque passando al setaccio anche le riprese delle altre telecamere che portano al luogo del delitto, nella speranza di individuare una persona sospetta. Questo in attesa di un eventuale testimone oculare che per il momento non c’è ancora. Nel frattempo continuano le indagini a tutto campo da parte degli inquirenti. Non si scarta alcuna ipotesi, tra cui anche quella che il killer, dopo l'efferato assassinio, abbia forse gettato nel lago l'arma del delitto. Sono quindi iniziate nella giornata odierna, sabato 20 gennaio, le ricerche, nello specchio d'acqua adiacente al ponte, della pistola incriminata da parte di personale specializzato. Intanto l’autopsia eseguita giovedì da Dario Rainero, dell’Istituto di Medicina Legale di Verona ha confermato che l’assassino ha sparato praticamente a bruciapelo; quattro colpi, tre accertati e un quarto su cui sarebbero ancora in corso verifiche. I bossoli recuperati sono stati inviati ai carabinieri del Ris per ulteriori analisi. Tre o quattro colpi che fossero, gli effetti in ogni caso sono stati devastanti. Un proiettile in particolare, entrato dal fianco destro, è uscito dalla spalla sinistra dopo avere attraversato la cassa toracica perforando il cuore. Per il commerciante di Roverbella la morte è stata pressoché istantanea, come era in effetti risultato già da una prima ispezione del cadavere ancora sul luogo del delitto. Non sarebbe invece stato possibile stabilire se Tallarico abbia fatto in tempo ad accorgersi dell’aggressore e abbia tentato di difendersi; ciò che era stato ipotizzato in un primo momento, quando era stato trovato un coltello vicino al cadavere. L’arma, che è stato poi accertato che appartenesse proprio alla vittima, non sarebbe stata usata e potrebbe essere semplicemente caduta di tasca a Tallarico, ciò che giustificherebbe anche il fatto che la lama a scatto fosse uscita. I carabinieri continuano anche a sentire varie persone legate alla vittima non solo per grado di parentela o amicizie. In particolare si cercano indizi negli ambienti lavorativi, quelli in cui Sandro Tallarico era impegnato non solo a livello professionale: il commerciante era infatti in prima fila in difesa della sua categoria dalle sempre più frequenti aggressioni da parte delle delinquenza comune, e una delle ipotesi è che il suo omicidio sia maturato in seguito a questo suo costante impegno. Ma gli inquirenti in questi primi giorni di indagini non tralasciano nulla, nemmeno la sua attività politica, “trapassato remoto” in cui potrebbero però affondare le radici di tanta efferatezza. (cad)

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