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Chi ci salverà dai comizi? Gianni Fava, anzi faceva...
pubblicato il 21 gennaio 2018 alle ore 17:42
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L'Assessore regionale all'agricoltura della Lombardia, Gianni Fava

Mantova - Gennaio, per fortuna, sta volgendo al termine. Rimane febbraio, che seppur corto, ci porterà le solite zuppe pre-elettorali. Con i consueti inviti a recarsi alle urne, con le promesse dei politici che vanno a gara nel “regalare” diminuzioni di gabelle, aumenti di stipendio (ma basterebbe veramente diminuire le tasse), più giustizia. E potremmo continuare all’infinito, tanto le parole volano leggere. Il 4 marzo sarà il giorno del giudizio, sia pur gravato da un dubbio atroce: ci sarà uno schieramento in grado di ottenere la maggioranza assoluta? Oppure occorrerà assistere ad un’ammucchiata -non sarebbe la prima volta- salvagente del bonifico mensile? Niente di nuovo sotto il sole per intenderci e quindi cosa fare? Cambiare canale diventa un’impresa, perchè tutti vanno a gara nell’ospitare politici che sparano ad alzo zero. Così il popolo degli uomini e donne qualunque, finisce con lo smarrirsi. Che sia anche per questo che poi al momento opportuno disertano le urne? C’è dell’altro.

Giochiamo in casa allora. Abbiamo (o avevamo) un politico, assessore regionale, che ha sgobbato per due, profondendo energia a favore della nostra provincia che in massima parte vive di agricoltura. Tutti concordi nell’affermare che Gianni Fava -è di lui che stiamo parlando- ha fatto parecchio, difendendo, a volte coi denti, gli interessi mantovani. L’unico torto, se così può definirsi, è quello di essersi affiancato al Bobo Maroni. Cosa vuol dire? Niente di grave se non che, candidandosi a segretario della Lega, è andato contro Salvini. Ormai diventato il padrone assoluto del movimento, tant’è che anche Maroni ha mollato i pappafichi magari in cerca di novità. Nel PD è successo di peggio. Ma quel che sconforta è che la segreteria mantovana della Lega, evidentemente su imposizione di Salvini, si è scordata di candidare Fava. Come premio per il lavoro svolto in questi ultimi anni.

Altri politici mantovani, che, sia a livello nazionale che provinciale, contano un fico secco, continuano a viaggiare sulla cresta dell’onda. A questo punto,  un elettore “normale” trova ancora gli stimoli e soprattutto la voglia di recarsi al seggio? La risposta, in questi ultimi tempi, è arrivata puntuale: non perdiamo tempo e dedichiamoci ad altro. Non sarà corretto e allora preferibile calare le braghe tanto da noi cambierà mai niente. Pure Giobbe ha perso la pazienza per cui ci assolviamo. Vero: Fava ha una lunga militanza politica. Ma se ha lavorato bene, che significa? Mai lasciare la strada vecchia per la nuova. Se non la conosci perfettamente. Si dice ci sia bisogno di facce nuove -per questo bastano e avanzano i grillini- ma quella di Fava ci pare rassicurante, sinonimo di garanzia nello specifico settore agricolo; a chi serve cambiare? E poi è il modo che urta. Fosse rimasto nel gregge, oggi Fava avrebbe una candidatura. L’augurio per il domani è che non ci si debba pentire per la scelta operata. Grazie comunque per quanto ha fatto.

Che sta succedendo a Mantova? È quantomeno singolare che mentre in Prefettura si sta dibattendo il problema della sicurezza, lungo la ciclabile di San Giorgio venga ucciso a pistolettate un uomo. E non di notte, quando magari in giro c’è poca gente, ma tra le 9 e le 10 del mattino su una ciclabile che corre a fianco di una strada battuta dalle auto. Le telecamere han visto niente: in definitiva un omicidio che riporta alle gesta dei killer professionisti; quattro colpi di rivoltella sparati a bruciapelo, da distanza ravvicinata e poi la fuga. Non sembrano esserci testimoni e nemmeno, almeno per il momento, si possono individuare i motivi di questo efferato delitto, del tutto inusuale per la nostra città. C’è di che preoccuparsi perchè negli ultimi tempi è capitato di tutto: un degrado dapprima in sordina, poi via via sempre più violento. Dalle ubriacature ripetute e moleste, alle rapine, allo spaccio di droghe, all’occupazione arbitraria di appartamenti lasciati momentaneamente vuoti. Mantova insomma si fa mancare niente e sta allineandosi alla cronaca violenta delle grandi città. Ecco perchè è quanto mai urgente correre ai ripari prima che il fenomeno dilaghi,  incancrenisca e raccolga pure il germogliare degli episodi di bullismo. Le nostre autorità non stanno certo con le mani in mano perchè il pericolo è latente: l’omicidio degli ultimi giorni sta a dimostrarlo. Prevenzione ma all’occorrenza anche repressione.

Mantova hug. Alla maniera degli indiani. In realtà si tratta del progetto Mantova Hub che secondo l’ing. Celestino Dall’Oglio (uno che non ha bisogno di megafoni) potrà decollare. Ma a metà. Per mancanza di contanti. Non è un’invenzione dell’ingegnere Celestino (simpatico lo scambio di complimenti fra l’ingegnere n.1 De Benedetti e Eugenio Scalfari sul passato, il presente e il futuro di Repubblica) bensì l’attuale situazione contabile: i 18 milioni stanziati da Renzi non consentono il completamento dei lavori. Che dovranno giocoforza essere ridimensionati sempre che da Roma non arrivino altri sostanziosi rifornimenti. E con le elezioni di mezzo, l’eventualità appare remota. Tuttavia Palazzi ci ha abituati a mezzi miracoli per cui non poniamo limiti alla provvidenza.

Questa non ce la spettavamo. A 76 anni è morto improvvisamente Gilberto Negri, residente a Barbasso, dove tutti lo conoscevano. Pittore edile, muratore, imbianchino, elettricista, insomma uno che se la cavava in ogni frangente. In gioventù è stato un discreto calciatore dilettante. La sua repentina scomparsa toglie un personaggio singolare e benvoluto. La morte tuttavia non cancella il  ricordo che abbiamo di lui.

Alberto Gazzoli

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