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Elezioni, primo criterio di scelta: l’ideologia…
pubblicato il 27 gennaio 2018 alle ore 17:39
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Don Camillo e Peppone

Mantova - Partiamo da un concetto semplice. Cos’è la politica? Deriva dalla parola greca pòlis (“città-Stato”) e, teoricamente, dovrebbe essere l’aspetto più importante della vita pubblica, l’insieme di tutte quelle attività che hanno a che fare con il potere di alcuni uomini su altri, in pratica i rapporti fra governanti e governati, l’organizzazione dello Stato, le lotte dei partiti, le relazioni e i conflitti tra le Nazioni. La politica è dunque il campo d’azione di quei personaggi che lottano per sedersi nella “stanza dei bottoni” e poter gestire la società. Aggiungerei, senza tema di smentita, che generalmente questa “reggenza” tende soprattutto a salvaguardare gli interessi dei più forti o perlomeno dei gruppi di potere che hanno finanziato le rispettive campagne elettorali. Tra i maggiori esperti e divulgatori in età moderna di questa specie di “gioco delle tre carte” citiamo Niccolò Machiavelli, John Locke e Montesquieu. Machiavelli fu il più geniale e “trasparente” di costoro, poiché indicò, quale scopo supremo della politica, l’assicurare con ogni mezzo necessario la continuità dell’ordine costituito, sancendo quindi la sua completa autonomia dalla morale.

Una descrizione chiara e senza alcun velo d’ipocrisia. Quindi, in sintesi, chi si occupa di politica (nella stragrande maggioranza dei casi) è un personaggio ambizioso, in cerca di potere, spesso asservito a potenti lobbies e/o interessi personali. L’etica e la morale in tutto ciò non trovano alcuna collocazione. Come logica conseguenza appare evidente che le promesse elettorali risultino essere, quasi sempre, solo panzane, ovvero l’elenco della spesa di ciò che non funziona in una nazione, oppure in un determinato territorio, tramutato in sterili “programmi politici” conditi con la consueta frase: eleggete me/noi e vedrete che risolveremo tutti i vostri problemi, regalandovi una vita migliore. Ciò è mai accaduto? La risposta l’abbiamo sotto gli occhi. Inoltre negli ultimi due decenni, con la quasi totale scomparsa delle ideologie, le principali tematiche dei maggiori partiti riguardano sempre gli stessi annosi e insoluti dilemmi: lavoro, ambiente, solidarietà, sicurezza, ecc. Tutti temi trattati con sfaccettature e sfumature leggermente diverse, ma in realtà pressoché sovrapponibili.

Bei tempi quelli di Peppone e Don Camillo, quando sapevi esattamente chi eri, dove ti collocavi e cosa volevi dalla politica: il rosso comunista oppure il bianco democristiano. Adesso si vedono in giro solo marmaglie in cerca di uno scranno. Ciò è talmente lampante, che quasi metà degli elettori, ormai disillusi, non si presenta più alle urne, commettendo però un gravissimo errore: quello di demandare ad altri le scelte sul proprio futuro. Ci si potrebbe chiedere: se in pratica tutti i programmi politici sono colmi di false promesse o addirittura fandonie, come cavolo si fa a scegliere chi andare a votare? Personalmente avrei due suggerimenti (uno lo propongo in questo editoriale, l’altro nel prossimo). Sono piuttosto singolari, ma discretamente intrisi di buon senso. Il primo riguarda la cernita dei candidati. Sia alle politiche che alle regionali, ritengo opportuno tornare a basarci sul criterio delle rispettive “ideologie”, così come facevamo in passato. Mi spiego meglio. Ci sono tre blocchi: il movimento 5 stelle, il centrosinistra e il centrodestra. Qual è l’ideologia dei primi? Nessuna, il niente nel nulla, solo proclami su tutto ciò che non funziona e ben conosciamo, ma una volta arrivati al potere (vedi i tangibili esempi di Roma e Torino) non riescono a combinare alcunchè. Anzi, peggio ancora: si stanno dimostrando anti-democratici. Un caso per tutti: quello di Sermide e Felonica dove il M5S ha sostenuto con la forza parlamentare di un loro deputato il ricorso contro la lista dei “Fasci Italiani del Lavoro” che è stata esclusa, con sentenza del Tar di Brescia, dalla recente competizione elettorale del Comune, eliminando così di fatto la giovane e preparata consigliera Fiamma Negrini. È pur vero che le sentenze vanno rispettate, ma il fatto, a mio avviso gravissimo, è che si è cancellato con un colpo di spugna lo storico risultato regolarmente ottenuto dal piccolo partito di destra nelle elezioni amministrative del giugno scorso (superando la quota del 10%) e conseguito tramite libera scelta popolare. Ritengo questa vicenda una vergogna per la democrazia. Il movimento ha già annunciato che impugnerà la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Quindi, risultato politico: i pentastellati scartati a priori.

Veniamo al centrosinistra. Quali sono i loro canoni ideologici? Sfumature digradanti dal rosso comunista fino al rosè renziano. Beh, se la pensi così? Se ti piace Peppone? Vota pure per il Pd e non farti troppe domande sul futuro, perché tanto sarà uguale al presente e al recente passato. Siamo arrivati al centrodestra. Temo proprio che Don Camillo non esista più. La sua ideologia, se ne siete ancora fieri assertori come il sottoscritto, si è tramutata in due correnti di pensiero: per una componente, la più facoltosa ma piuttosto tentennante, vale la famosa frase dello straordinario Indro Montanelli che, alla vigilia delle elezioni del 1976, disse: «Turatevi il naso e votate Dc» (ricordo che incombeva lo spettro della vittoria di Botteghe Oscure…). L’altra parte integrante di questa coalizione, composta da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ha idee estremamente chiare su temi fondamentali come l’Europa, l’invasione islamica dei migranti, la sicurezza del territorio e una solidarietà sociale che non sia mero assistenzialismo, bensì creazione di posti di lavoro tramite aiuti concreti alle aziende italiane, riproponendo ai cittadini la sovranità decisionale della nostra Nazione in ambito Ue, soprattutto rispetto all’asse autocratico franco-tedesco. Ciò consentirà di attivare un reale circolo virtuoso economico, creando un positivo volano per l’imprenditoria, quindi per l’occupazione e di conseguenza per le famiglie e per il nostro Paese nel suo complesso. Una buona ideologia.

Marco Mantovani

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