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A tutto Tibre
Difficile dimenticare quella luce accesa tutta la notte in via Frattini
pubblicato il 28 gennaio 2018 alle ore 16:10
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Una volta tanto Rocco Linardi si toglie il mitico cappello

Mantova - Anche quest'anno - facciamo le corna onde evitare bruschi contraccolpi - gennaio sta per chiudere i battenti senza troppo ferire. Anzi, nella nostra provincia e in quelle limitrofe, la temperatura si è mantenuta sempre a livelli dignitosi e non ci sono state nevicate da brividi come in altre località. Insomma, il mese di apertura dell'anno 2018 sta per chiudere i battenti all'insegna dell'ordinarietà. Stracontenti Comune e Provincia che non devono mettere in azione gli spazzaneve, felici gli automobilisti che possono procedere senza eccessivi affanni. In definitiva, niente è cambiato. Mantova, dopo le infornate di turisti per le feste, è tornata a sdraiarsi, a tirare fiato. Riprendono i lavori in Pradella e a palazzo della Ragione; le luminarie sono state spente, ci sono i saldi che non sono eclatanti ma che comunque aprono qualche spiraglio. Mantova torna all'antico aspetto: manca, ma questo è un colpo di fortuna, la nebbia a far da manto protettivo. Poi improvvisamente...

Succede che il mirabile sky line della città venga deturpato da quattro colpi di pistola che feriscono mortalmente un commerciante mantovano. Noir imprevedibile e che non dovrebbe appartenerci, ma purtroppo non è così. E poi la scomparsa del prof. Alfonso Rocco Linardi, amico di vecchia data, già consigliere comunale con Forza Italia, fine, elegante dicitore. Culturalmente e  dialetticamente ai vertici, eredità degli studi classici, dissacratore, scettico blu, uno che un po' se la tirava, dava spettacolo nei suoi interventi in consiglio e pure sotto i portici, anche se le sue parole non sempre erano totalmente comprese dagli altri. Un terrone cosentino per nascita -la Sila era il suo punto di riferimento- che si è subito integrato nel tessuto mantovano (i suoi inizi da docente a Suzzara e poi al Virgilio in città dopo aver vinto un concorso). Quand'era giovane, ha corso la cavallina, girando in Ferrari, ora cimelio a livello di asta, passando e ripassando nelle vie dello struscio, non ancora umiliate dai cartelli delle  ztl. Superato il tempo della scapigliatura (ben presto ha perso i capelli) ha conosciuto Cristina e insieme hanno prodotto e allevato tre figlie: Beatrice, giornalista a TeleMantova, Margaux e Francesca. Alla maniera di Picasso, questo il secondo periodo di Rocco Linardi. C'è poi stato quello dell'imprenditore amante della cultura, che ha rimesso in sesto la casa museo di palazzo Valenti Gonzaga in via Frattini, meta di tanti visitatori soprattutto stranieri e da qualche anno funzionante anche come luxury house. Altra chicca l'invenzione del Cpl Taylor, una scuola di avviamento al lavoro con selezione del personale per le aziende più prestigiose. Una nuova parentesi nell'insegnamento: docenza nella facoltà di ingegneria. Facoltà poi persa per strada con grande cruccio di Linardi. L'esperienza politica con Forza Italia, inizialmente coltivata con grande entusiasmo e via via affievolita. Restava la casa museo curata in maniera quasi maniacale e riportata agli antichi splendori e riscoperta dagli appassionati d'arte. Non è riuscito a far porre mano al fatiscente e vergognoso stato di abbandono dell'edificio degli Istituti Gonzaga e di questo si lamentava parecchio. Ha scelto -ammesso e concesso abbia avuto questo privilegio- di morire improvvisamente, come succede ai "grandi", in età ancora giovane. Che altro aggiungere di Rocco Linardi, se non che siamo stati felici di essergli amico ed ora di salutarlo con tutto il rimpianto che si merita Quella luce accesa tutta la notte in via Frattini, difficilmente riusciremo a spegnerla, ma soprattutto a dimenticarla.

A volte ritornano. Nei giorni scorsi ci siamo occupati di un incidente stradale avvenuto in città: coinvolti una ciclista che pedalava contromano e un automobilista. Successo in via Frattini, il budello fra i più stretti della città e ulteriormente reso difficoltoso dalle auto parcheggiate in seconda fila. Problema questo comune a numerose altre vie, con medaglia d'oro per Principe Amedeo dove le vetture sono accatastate in terza fila. Ma pure il finale di via XX settembre non scherza, tant'è che gli autobus Apam sono costretti a sostare in attesa che i conducenti arrivino a spostare i veicoli dopo aver fatto i loro comodi. Ultimamente i vigili urbani hanno dato un giro di vite, ma ancora non è sufficiente. Ad esempio, il mercato contadino del sabato, sempre più fiorente -e questo è un bene per produttori e consumatori- attira decine e decine di compratori: i più arrivano a piedi ma lentamente e inesorabilmente si avvicinano anche gli automobilisti. Col risultato di fare meno fatica nel piazzare la merce a bordo dell'auto ma creando di pari passo difficoltà agli altri. Servirebbe trovare una soluzione- forza Rebecchi- a questo problema: conveniamo che non è facile, ma qualcosa occorre fare.

Alberto Gazzoli

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