Rubriche
Italia a colpo d’occhio
Dalle leggi razziali all’Olocausto
pubblicato il 29 gennaio 2018 alle ore 15:54
immagine
Dalle leggi razziali all’Olocausto

Sul fascismo e sulla sua valutazione storica non ci possono essere ambiguità. Le parole pronunciate giovedì con grande chiarezza dal Presidente della Repubblica, nell’imminenza della giornata della memoria (27 gennaio), sono state importanti e necessarie. Ha detto Sergio Mattarella: “Sentir dire che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori, le leggi razziali e l’entrata in guerra”, è “affermazione  gravemente sbagliata  e inaccettabile, da respingere con fermezza, perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta ed inevitabile conseguenza”. Le leggi razziali del 1938 aprirono le porte agli ebrei italiani dei campi di sterminio nazisti, con tali leggi Mussolini si fece complice della “pazzia” di Hitler e non ha dovuto opporsi ai rastrellamenti e all’invio in Germania di “nostri  fratelli”  e non è azzardato affermare nella consapevolezza della loro  tragica fine. Per parlare delle leggi razziali ho chiesto aiuto all’obbiettività di due autori come Indro Montanelli e la sua “Storia d’Italia” e Renzo De Felice e la sua  “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo”. Le leggi razziali del 1938 (quest’anno l’80° anniversario), furono motivo di sgomento per gli ebrei e di indignazione  per la stragrande maggioranza degli altri italiani. Vennero intese, immediatamente, come un prodotto di importazione e come il frutto peggiore dell’adeguamento mussoliniano alla “moda" tedesca. Hitler voleva morti tutti gli ebrei europei, non solo, ma tutti gli omosessuali e le minoranze etniche. Non si vuole affermare, con questo, che mancassero all’antisemitismo radici lontane. Ma era, quello "storico", un antisemitismo di origine religiosa, non razziale, legato all’antica accusa di deicidio mossa agli ebrei dalla Chiesa. Realizzata l’unità d’Italia, scomparsi i ghetti, gli ebrei italiani si erano mescolati al resto della società, confondendovisi a tal punto – soprattutto attraveso il meccanismo dei matrimoni misti – da generare un processo attraverso il quale l’ebraismo col passare delle generazioni si scoloriva sempre più accenutando l’italianità. Ciò suscitò allarme tra i correligionari più ortodossi, uno dei quali ammoniva: “ Gli ebrei d’Italia, inebriati dai successi nella poltica, nelle scienze, nelle industrie, nelle arti, nel giornalismo, si avviano sulla china della più completa assimilazione, aprendo la via, per le sopravvenienti generazioni, all’assorbimento e all’annuillamento di se stessi”. Quindi Mussolini, si può concludere, con le leggi razziali è andato a colpire gli italiani. La comunità ebraica era molto ridotta, dal censimento del 1938 rileviamo la presenza di 47 mila ebrei, l’uno per mille della popolazione nazionale. Per oltre la metà erano concentrati in tre città: Roma, Milano, Trieste. Era dunque quella ebrea una minoranza nettamente urbana, dedita ad attività urbane. Certo è che nulla, nell’attegiamento di Mussolini, lasciava prevedere l’allineamento alle posizioni naziste. Ancora nel luglio del 1936 egli faceva sapere agli ebrei d’America che “ le loro preoccupazioni per i fratelli viventi in Italia non hanno luogo di essere, ma sono frutto di malevole informazioni “. Agli inizi del 1937 la "sovranità" italiana cominciava a ridursi e l’influenza tedesca a farsi sentire, l’antisionismo cominciò a colorarsi di antisemitismo di tipo razzista, sull’esempio tedesco. Nel 1938, dopo tanto altalenare, il fascismo decise la persecuzione raziale. Il maestro Mussolini imitava l’allievo Hitler, pur senza ricalcarne pedissequamente gli eccessi e le crudeltà. Fu la prima deleteria consegunza dell’alleanza con il nazismo. Presso Vittorio Emanule III non incontrò una vera oppoisizione. La promulgazione delle leggi razziali provocò reazione da parte del Papa Pio XI (morirà nel febbraio 1939), che considerava l’impronta razzista biologica superare i limiti di ogni tollerabilità. Del resto un anno prima il Papa era stato esplicito – con la Mit brennender Sorge – nel condannare il razzismo hitleriano. Verso gli ebrei si accentuava un moto di simpatia anche in chi non ne aveva avuta in precedenza. La gente fu in complesso solidale con le vittime delle leggi razziali. Il grosso della comunità ebraica si sentì più unito e più solidale, avviandosi così verso anni di sofferenza e di calvario, via via inaspriti fino all’incubo dei campi di concentramento nazisti.

Gastone Savio

Commenti