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Ciclisti finalmente in riga e una “squola” da brividi
pubblicato il 4 febbraio 2018 alle ore 17:24
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Ciclisti finalmente in riga e una “squola” da brividi

Vuoi vedere che stavolta è quella  buona: il sindaco Palazzi ha preso cappello e ha ordinato ai vigili urbani di usare la mano pesante con i ciclisti prepotenti, che obbligano autobus e automobilisti a fermarsi, perché loro procedono contromano anche nelle vie più strette. O perchè costringono i pedoni a scendere dal marciapiede, diventato ormai preda dei funamboli delle due ruote. Non è un caso che il traffico in città sia ormai insostenibile: ci son già gli automobilisti, alla perenne ricerca di uno spazio in cui parcheggiare, a farne di tutti i colori (vedi piazzale dell’ospedale che ormai costituisce una fonte inesauribile di introiti da multe per il Comune); se poi ci si mettono anche i ciclisti -ed è come invitare n’òc a bèvar- allora non ne usciamo più. Un plauso a Palazzi che a differenza di un antico gestore dei ciclisti -ci riferiamo all’allora comandante dei vigili urbani dott. Ildebrando Volpi- a nostra precisa domanda, ci rispose che ormai in Europa “fan tutti così”. L’educazione e il rispetto delle norme del codice della strada non dovrebbero avere età, mode o quel che è peggio, deroghe. Specie in una città, come la nostra, raccolta in un fazzoletto.

Negli anni ci siamo attirati l’antipatia e l’odio dei ciclisti; ancora una volta dobbiamo ri-confessare che pure noi, in età più verde, siamo finiti in fuorigioco. Ma con giudizio, ovvero fermandoci quando dalla parte giusta arrivavano le auto. Inoltre non abbiamo mai tentato di investire i pedoni sui marciapiedi. Est modus in rebus, come si dice in lingua. E allora giù di sella, per analizzare altro. Sotto la pelliccia.... Da   Chiara Ferragni a Kim Kardashian e ad altre meno note, alcune bellezze hanno provato a stupire indossando la pelliccia e sotto niente. E nel nostro piccolo, ha tentato il colpo anche un’avvenente 24enne rom francese che però ha modificato il copione. Bene la pelliccia ma sotto gli agenti, oltre alla biancheria, hanno rinvenuto 7 coppie di fedi nuziali, un blocchetto di assegni di proprietà di un vescovo piemontese al quale la ragazza probabilmente ha chiesto l’indulgenza e una carta di credito intestata ad un parroco mantovano (confermato il desiderio di indulgenza per mondarsi dei peccati), utilizzata per diversi acquisti. La donna è stata denunciata. Ma non per abbigliamento improprio.

Fermiamoci a parlare di donne. Sacrosanta la battaglia contro la violenza che purtroppo non accenna a diminuire, tuttavia alcune decisioni ci sembrano strampalate. Tipo quella di togliere le “ombrelline” (sono le ragazze che coi parapioggia colorati difendono i piloti dal sole o dalla pioggia) prima dell’avvio dei GP di F1 o del mondiale piloti di motociclismo. Oppure bandire la ragazza che nei match di pugilato, mostra il cartello che segnala a che punto siamo arrivati. Una coreografia che ha origini antiche e che non ha mai provocato turbamenti. Le femministe potranno dire che viene usata la donna come oggetto; sarebbe peggio se ai pugili che si affrontano o ai piloti pronti a viaggiare ad oltre 300 orari, si affiancassero steward coi parapioggia da pastore di gregge. Il contrasto fra le “ombrelline”, la ragazza delle riprese e la concentrazione degli atleti, fa parte del gioco; non così la mentalità dei cosiddetti “orchi” che peraltro troverebbero un altro modo per offendere e mortificare la donna. Almeno quelle che non cercano scorciatoie per aumentare le proprie qualità di attrice o di modella.

Riverisco signora maestra. Un tempo di diceva così. E a scuola si imparava. Anche adesso. Ma non sempre. Hanno beccato un’insegnante che scriveva “squola” ed altri sfondoni da matita blu o rossa a seconda delle preferenze di chi stava dietro la cattedra. I familiari dei ragazzi hanno protestato, la maestra è stata prima sospesa e poi definitivamente cacciata: non potrà più insegnare. Pleonastico, perchè sicuramente è lei che doveva andare a ripetizione. La maestra continua a ricorrere, ma speriamo non ci sia niente da fare. Non è il primo caso e nemmeno l’ultimo; alle medie e anche più in su se ne son viste di tutti i colori. Sacrosanta la scuola dell’obbligo ma con insegnanti autentici. La squola ed altre bestialità, non fanno bene ai giovani che dovranno crescere.

Dopo Rocco Alfonso Linardi, un altro amico ci ha lasciato: Mauro Muliari, 72 anni, casteldariese doc che in gioventù aveva tentato la carriera calcistica arrivando a giocare nel Marzotto che militava in quarta serie. Uomo buono, solare; gli unici motivi di discussione con lui, per noi milanisti, l’appartenenza al pianeta Juventus. Se n’è andato dopo incredibili sofferenze; se può essere di conforto alla moglie Gabriella e al figlio Andrea, la foltissima presenza in chiesa di amici, conoscenti, fra i quali abbiano notato il generale Gianni Gola, già presidente nazionale della Federazione italiana di atletica leggera. Gola, amico di vecchia data di Mauro, è intervenuto da Roma con la moglie. Poi il poeta Angelo Lamberti, nella sua ultima pubblicazione “La morte non esiste”, aveva dedicato a Muliari questa poesia dal titolo Senza via d’uscita. “in qualunque posto si sposti/annaspa e arranca/nell’involucro di un sottosuolo/ che ha la forma di un lenzuolo/ Senza via d’uscita/aspetta e ascolta/le toccate con fuga/di quel che resta/del tempo di sua vita/Aspetta e ascolta/E più di questo non può fare”. Mauro, che l’aldilà ti sia lieve.

Alberto Gazzoli

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