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Se l’aria è fuorilegge
pubblicato il 5 febbraio 2018 alle ore 18:44
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Se l’aria è fuorilegge

L’aria è fuorilegge. Respiriamo particelle nocive a tutto andare. E l’Europa ci tira le orecchie. Fate qualcosa o vi manderemo delle multe. L’aria che respiriamo è mal’aria, dice Legambiente, che ha monitorato lo stato disastroso di molte città del nord da Modena a Mantova da Piacenza a Rimini, fino a Firenze e Prato. Basta capitare in coda a un semaforo o dietro un autobus alla fermata e respiri gas di scarico a dismisura. Anche le città in riva al mare non stanno bene: hanno lo  smog come quelle della pianura Padana. Respiriamo pm10, particelle sottili che nelle nostre vie aeree non trovano barriere e vanno giù giù fino ai bronchi, ai polmoni. E noi soavemente acceleriamo o freniamo ai semafori contribuendo a creare aria sempre più sporca. Tutti creiamo smog: non solo noi come automobilisti ma anche come abitanti dei nostri appartamenti con le caldaie delle case mandate a volte a tutta birra e i camini delle imprese. Ci sono città che in questo primo mese di gennaio 2018 si sono giocate già la metà dei giorni di sforamento permessi dalla normativa vigente. Ci sono città che sono andate al doppio delle giornate permesse. Un bel problema. Non solo amministrativo e giuridico ma prima di tutto di salute e di salute pubblica. Ci auto-gasiamo con poca consapevolezza del domani. E non bastano nemmeno le cifre dei morti correlati all’inquinamento a farci cambiare abitudini: sembrano sempre morti degli altri, mai morti nostri. 

E’ ovvio che non bastano più le limitazioni del traffico in certe giornate, probabilmente non sono più sufficienti le estensioni di aree omogenee regionali, non bastano le ordinanze sulle temperature massime negli appartamenti che molti non osservano. Ci vogliono probabilmente misure più drastiche e continue e non solo un generico invito a cambiare stili di vita e nuove modalità di spostamento. Facile dire bisogna passare dalla gomma al ferro cioè dalla automobili  ai treni, dalla macchina usata da un solo guidatore ai trasporti pubblici tram e autobus; poi arrivi a scoprire che il trasporto ferroviario è più intasato e malato di quello stradale, che i trasporti pubblici urbani sono sfasati e inabbordabili e spesso fanno inquinamento come le automobili. E’ una bella gara. Tutti sparano e nessuno aggiusta. Tutti denunciano e ben pochi provano a delineare progetti di recupero. E intanto migliaia di persone si ammalano di aria malata e diventano allarmanti le classifiche delle morti premature connesse allo smog e alla dispersione delle polveri sottili. Dei 44 capoluoghi di provincia italiani, che a fine dicembre hanno registrato il superamento del limite di 25 giorni nell’anno solare di ozono, le città peggiori, quelle cioè che hanno superato più del triplo il limite concesso, sono state Catanzaro con 111 superamenti, Varese con 82 superamenti , Bergamo (80), Lecco (78), Monza (78) e Mantova (77).  A Firenze oltre a limitare il traffico, come è accaduto a cavallo di capodanno puntano anche sulle caldaie: eliminare quelle che hanno più di 15 anni e che sono causa importante di emissioni di CO2.  Firenze nel 2018 vuole lanciare una campagna di mobilità green, cioè di spostamenti verdi. Ma non basta un tappeto erboso mentale. Tanta buona volontà ma anche tanta difficoltà a diffondere buone pratiche operative e innovazioni estese. Bastano tre giorni di alta pressione e di nebbia per tornare a soffocare.

Fabrizio Binacchi

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