Cronaca
Via la cittadinanza onoraria
Mussolini cancellato da Mantova? La sinistra non demorde
pubblicato il 10 febbraio 2018 alle ore 12:30
immagine
Rod Steiger nel film “Mussolini ultimo atto”

Mantova - Arriva a meno di un mese dal voto politico, la discussione, con voto in aula, sulla mozione presentata dal centrosinistra per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. La benemerenza venne rilasciata al duce del fascismo nel 1924 con l’unanimità dei consensi (nell’assise municipale di allora figuravano anche alcune eminenze della comunità israelitica, fra cui Alberto Levi Minzi, nonno materno dell’attuale consigliere di CasaPound, Luca de Marchi). Lunedì 12 febbraio, alle ore 17.00, come primo punto all’ordine del giorno, la stessa aula si esprimerà per fare giustizia storica con una sorta di “damnatio memoriae”. Il primo firmatario del documento è il capogruppo del Pd, Giovanni Pasetti, che ha recepito l’istanza del capogruppo di Sel-Si, Fausto Banzi. A seguire, la rosa degli altri consiglieri di maggioranza nei tre schieramenti (Pd, Sel e lista gialla): Gabriele Squassabia, Sabrina Bottardi, Laura Bonaffini, Davide Provenzano, Paola Cortese, Matteo Bassoli, Francesco Rossi, Chiara Sortino, Rachele Bertelli, Patrizia Benasi e Alessandro Vezzani. Non è l’elenco completo dei 18 consiglieri di maggioranza, a cui va aggiunto anche il sindaco Mattia Palazzi, ma l’orientamento dei più parrebbe quello di non discostarsi da quanto proposto. Qualche dissidente c’è, stando alle indiscrezioni interne ai gruppi, ma i numeri dovrebbero essere sufficienti per cancellare definitivamente il nome di Mussolini dalla lista dei cittadini mantovani "honoris causa". Lo stesso sindaco conferma la volontà di aderire alla mozione. Restano in sospeso taluni contrari, che dovranno decidere entro tre giorni se mostrare compattezza nella maggioranza su un’azione amministrativa di 93 anni fa, oppure se far prevalere il voto di coscienza. Non è infatti automatico che anche tra i firmatari della mozione ci sia coesione; il fatto significativo è che alcuni componenti non l’hanno sottoscritta. Mancano i nomi di Massimo Allegretti, il presidente del consiglio, che non ha mai manifestato le proprie perplessità sulla opportunità dell’atto; e quindi, per il Pd, non figurano all’appello nemmeno Luigi Rosignoli, il socialista Enrico Grazioli e  Francesca Andreatta; i primi due, si dice, che siano ancora in fase di dubbio. Sicuramente contraria è la gialla Maddalena Portioli, che però ha già annunciato indisponibilità a prender parte alla seduta. Così pure assente giustificato sarà, per motivi professionali, il sel, Matteo Bassoli. Incerta, infine, viene definita Paola Radaelli, che volutamente non ha firmato, mentre non si è pronunciato né in un senso né nell’altro il suo collega giallo Alessandro Della Casa. Sul fronte della minoranza invece non ci sono dubbi: tutti rigorosamente contrari, compreso l’ultras della sinistra Alberto Grandi. (r.pol.)

Commenti