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Il Belpaese “macerato” da mala-informazione
pubblicato il 10 febbraio 2018 alle ore 19:30
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La povera Pamela, massacrata da un branco di bestie, e la mamma piangente

Quanto è accaduto a Macerata, cittadina marchigiana simile a Mantova (almeno per numero di abitanti) è talmente clamoroso, soprattutto dal punto di vista della mala-informazione diffusa dai pinocchietti sinistrorsi e dai loro personali organi di stampa governati dalle lobby capitalcomuniste, da meritare la nostra massima attenzione. Anche perché stiamo analizzando da un paio di mesi l’argomento prioritario che tiene banco in questo periodo, ovvero: quali motivazioni elettorali e criteri adottare per una scelta corretta il 4 marzo. E capire ciò che è avvenuto nella Marche risulta fondamentale per un’adeguata disamina sulla verità e la giustizia. Iniziamo dai fatti. La settimana scorsa è stata trovata a Pollenza (in provincia di Macerata) una ragazza fatta a pezzi: Pamela Mastropietro di 18 anni. Il cadavere della giovane era smembrato e chiuso in due trolley abbandonati sul ciglio della strada. Un nigeriano di 29 anni è stato fermato dai carabinieri in relazione all'omicidio della giovane che si era allontanata dalla comunità di recupero “Pars” di Corridonia. L'uomo, con permesso di soggiorno scaduto e precedenti per spaccio di stupefacenti, era stato visto da un testimone nella serata del 30 gennaio con le valigie in cui è stata poi trovata la vittima. Si è potuto risalire al nigeriano anche attraverso le immagini delle telecamere della zona. Dalle indagini dei militari e dalle testimonianze è emerso che il 29enne africano era l'ultimo contatto della 18enne romana. È stato quindi rintracciato dai carabinieri che hanno perquisito la sua abitazione: c’erano i vestiti della vittima sporchi di sangue, altre tracce ematiche, nonché lo scontrino della farmacia dove è stata acquistata una siringa. Tutto ciò, in qualsiasi Paese “normale”, sarebbe più che sufficiente almeno per tenere in carcere il pusher nigeriano fino all’ultimo grado di giudizio che ben difficilmente potrebbe discostarsi dall’ergastolo. Purtroppo c’è un piccolo problema: stiamo parlando di un santissimo migrante africano, una delle famose “risorse” di boldriniana memoria, quelle da cui tutti noi, popolo di retrogradi e buzzurri, dovremmo imparare (secondo la ex presidenta) i capisaldi del viver civile, dell’accoglienza a ogni costo, anche sacrificando completamente tutti i nostri storici valori sociali, patriottici e cristiani (a mio avviso invece assolutamente non negoziabili) mediante una magmatica e squallida integrazione con chi, tra l’altro, odia sia noi che la nostra civiltà. Follia allo stato puro. Ma attenzione, ecco che spunta fuori come un pruriginoso eczema, un herpes il giorno del matrimonio, un fungo velenoso, la terrificante mala-informazione, viziata e scorretta, di quei media che hanno perorato con titoloni e lunghi servizi l’incredibile tesi “difensiva” dello spacciatore nigeriano Oseghale che da “innocentino” ha dichiarato: «Pamela ha avuto una crisi, è andata in overdose» (ancora tutta da dimostrare) «Non sapevo cosa fare e sono scappato». E grazie a questo insulso tentativo di discolparsi cosa è accaduto? Che il nigeriano è in carcere ma solo per occultamento e vilipendio di cadavere, poiché non vi sarebbero gravi elementi indiziari rispetto all'accusa di omicidio. Con quello che hanno scoperto i carabinieri nella casa del pusher? Cos’è, uno scherzo? Ma anche a voler essere talmente “garantisti” da credere che Oseghale dica la verità, ovvero si sia trattato di un attimo di panico e che lui quindi abbia pensato solo alla fuga, c’è un piccolo particolare di cui bisognerebbe tener conto: Pamela, dopo poche ore, è stata fatta a pezzi dallo stesso losco personaggio e chiusa in due trolley, e questo è un gesto lucido e meditato, non certo quello di qualcuno che avrebbe perso la testa. A proposito di testa, guarda caso solo due quotidiani di centrodestra come “Il Giornale” e “Il Tempo” hanno pubblicato le carte choc degli inquirenti e del medico legale sulle mutilazioni inflitte alla diciottenne. Ve le riportiamo di seguito perché in quegli appunti c'è tutto l'orrore del mondo, il male nella sua forma abissale; è la cronaca di un viaggio nell’atrocità umana. L’innocentino nigeriano (o meglio la bestia immonda) ha completamente deturpato il corpo della povera Pamela smembrandolo con grossi strumenti da taglio. Probabilmente non lo ha fatto da solo. Forse con lui c'era un connazionale. Insieme hanno mutilato la 18enne, l'hanno dissanguata e lavato i vari “pezzi” con una sostanza a base di cloro. Quindi li hanno infilati nelle due valigie. Prima le hanno tagliato la testa; poi si sono accaniti sul torace: le hanno asportato il seno, il bacino e il monte di venere (Perché?). Infine le hanno tagliato le mani e diviso in due le braccia e le gambe. Una parte dell'organo sessuale non si trova più (Perché?). Quale macabro rituale si cela dietro tutto ciò? Questa è l’unica vera mattanza di Macerata. La mamma di Pamela ha mormorato con un filo di voce: «È disumano quello che hanno fatto a mia figlia; una morte che poteva essere evitata». Luca Traini, in carcere per strage, ha ripetuto al Pm: «Penso sempre a Pamela». È questa la molla che lo ha fatto “sbroccare”. Quando il 4 marzo andremo a votare, non dimentichiamo di pensare a coloro che hanno innescato la “bomba sociale” di un’immigrazione fuori controllo e aperto le porte a centinaia di migliaia di sbarchi clandestini. Dall’altra parte della barricata abbiamo invece il centrodestra che vuole porre un freno a tutto ciò e ridarci quella sicurezza che noi italiani meritiamo. Allora, come votare il 4 marzo diventerà semplice e ovvio.

Marco Mantovani

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