Cronaca
Intervista a Fontana, candidato Governatore
"Autonomia? Forse sì" - "Fava in giunta? Chissà"
pubblicato il 12 febbraio 2018 alle ore 17:03
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Fontana autografa una forma alla Latteria Gonfo

Mantova - Tra un appuntamento e l’altro, il candidato governatore del centrodestra, Attilio Fontana, ieri, domenica 11 febbraio, nel mantovano, è riuscito a trovare spazio anche per un’intervista in cui la realtà lombarda viene a declinarsi nella territorialità virgiliana. Minimo comune denominatore: la sua convinzione che la sinistra a Milano non saprebbe dare nulla più di quanto non abbia dimostrato di saper dare a Roma: nulla se non promesse tradite.

Avvocato, i sondaggi danno Fontana al primo posto con un buon margine su Gori e Violi. Lei incontrando la gente che percezione ha?

«Di solito i sondaggi non li guardo, però ogni incontro con la gente mi dà ottimismo, e ho molti riscontri. Soprattutto vedo oggi quell’entusiasmo che tempo fa non vedevo. Vedo sale piene e gente che torna a interessarsi dell’amministrazione, della politica».

I dem però si attribuiscono un recupero di Giorgio Gori. Le risulta? E che cosa rimprovera lei personalmente alla politica del Pd?

«Alla politica dei dem contesto gli ultimi anni di totale incapacità gestionale del paese e le promesse assolutamente non vere, per non dire del lassismo dimostrato nell’affrontare l’immigrazione o l’incapacità di produrre una progettazione vera. Le poche iniziative vere del centrosinistra guardano solo al risultato del giorno dopo, ma mai le percepisci con una prospettiva costruttiva e lungimirante».

I 5 Stelle hanno spesso dato un contributo importante alla politica di Maroni. Lei è per la chiusura o intende aprire, se eletto, un canale di dialogo anche con loro?

«Credo che si debba seguire innanzitutto i propri progetti. Se qualcuno vuole seguirci, ben venga, ma serve avere idee ben chiare sullo sviluppo che si vuole dare alla nostra regione».

Parlando di autonomia, il suo predecessore chiedeva a Roma la restituzione della metà almeno del residuo fiscale. Lei a cosa punta?

«Concretamente il discorso dovrebbe partire dalle competenze. Vorrei arrivare alle 23 competenze e al fatto che il governo centrale mi riconoscesse il costo standard per svolgere e realizzare quelle competenze. Faccio riferimento alla indagine depositata di recente. Se tutto andasse per il meglio, avremmo più di 13 miliardi in più a disposizione. Con la propria capacità organizzativa la Regione avrebbe pertanto questa somma, e 13 miliardi cambierebbero sicuramente il futuro dei lombardi. Una parte sarebbe utilizzata per abbattere le tasse e le imposte, e un’altra parte per rilanciare la nostra economia».

Non le piacerebbe una richiesta tipo quella di Zaia per una Lombardia a statuto speciale?

«Mi piacerebbe molto, ma credo si debbano fare i passi graduali. Sarebbe l’obiettivo finale, quello, ma mi accontenterei – senza cambiare la costituzione – di arrivare a quel che ho detto: qualche competenza in più».

Ha sentito dire anche lei che Maroni non si è ripresentato alle regionali perché il suo nome è accreditato come papabile premier?

«Ho sentito tante cose al riguardo, ma io ho parlato direttamente con Maroni, che è un caro amico da oltre 40 anni, e lui mi ha detto che ha mollato perché non se la sentiva proprio più di andare avanti, e nella vita voleva fare altre esperienze».

Si è fatto un’idea del suo eventuale esecutivo, o è scaramantico e preferisce non sbilanciarsi?

«Un’idea personale ce l’ho, ma per scaramanzia, appunto, me la tengo rigorosamente per me».

Per noi mantovani è stato strategico Giovanni Fava al dicastero agricolo. Ha pensato di recuperarlo?

«Sinceramente non ci ho ancora pensato. Comunque, in ogni dicastero, deve esserci una persona capace».

Ha già un’idea di come lavorare sulle infrastrutture mantovane?

«Io ho un’idea: innanzitutto riaggiornerei il programma regionale delle infrastrutture per integrare il trasporto ferro-gomma. È altrettanto vero che ci sono situazioni più urgenti e su quelle bisognerà intervenire con sollecitudine; ma bisognerà altresì stanare lo stato specie sulle ferrovie, perché ancora di competenza della Rfi. Altrettanto dico per le strade: sulla bretella Tibre, ad esempio, il tutto dipende dalle intenzioni del governo. La Cremona-Mantova, per venire a un altro esempio, è già pronta: aspettiamo solo che l’impresa ci presenti un progetto bancabile, poi si parte. Sono in ogni caso convinto che in questi prossimi anni la Regione avrà grandi opportunità di ulteriore sviluppo, e mai come ora siamo guardati dal mondo intero. Non perdiamo l’occasione: io le idee le ho».

Davide Mattellini

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