Cronaca
Tolta la cittadinanza onoraria
Benito Mussolini non è più mantovano
pubblicato il 14 febbraio 2018 alle ore 15:18
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Il poster ufficiale del film "Sono tornato"

Mantova - Un Pd poco convinto risultato per giunta non unito al voto, ha recepito le istanze di Fausto Banzi (Sel-Si) per togliere dopo 94 anni la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Una scelta, questa, che già in altri Comuni ha visto le forze politiche votare in difformità, senza un indirizzo preciso, come ricordato dallo stesso sindaco Mattia Palazzi (nella stessa Bergamo il candidato alle regionali Giorgio Gori vi si è opposto). Lunedì sera, 12 febbraio, a Mantova, tuttavia, la breve e pacifica protesta di CasaPound in tribunetta non ha scomposto l’indirizzo dato dal sindaco, mirato a tenere unita la maggioranza sempre su tutto. Gli argomenti dei proponenti (primi firmatari della mozione Banzi e Giovanni Pasetti, capogruppo dem) non si sono scostate dal prevedibile cliché: evitare che Mussolini diventi un’icona per i crescenti neofascismi, retroguardare i crimini mussoliniani e considerare – osservazione peraltro contestata a 360 gradi – che Mussolini per Mantova non aveva fatto nulla di utile per meritarsi quell’onorificenza. Ma persino le frange di sinistra all’opposizione, come quella rappresentata da Alberto Grandi (CeT) non sono valse a ripensamnti da parte della maggioranza. Per lui togliere quel titolo al duce con quelle motivazioni equivarrebbe a toglierlo a Garibaldi o a Luigi Einaudi. Anzi, peggio: «Non è un atto di sinistra, ma di estrema destra. Un atto che persino Togliatti non fece, perché Togliatti era più intelligente dei suoi successori. Questa non è una mozione contro Mussolini, ma contro Togliatti», ha ribadito anche in dichiarazione di voto. Vari e argomentati gli interventi delle minoranze, tutti tesi a dimostrare l’inutilità tardiva di quest’atto, che oltretutto – come sottolineato da de Marchi (CasaPound) costava alla collettività 4 ore di discussione e 5.500 euro di spese vive. Nessun revisionismo, ma un rispetto delle decisioni prese democraticamente all’unanimità in tempi non sospetti dal Consiglio comunale del 1924, quando ancora il fascismo non aveva promulgato leggi razziali o dichiarato guerre a nessuno. Ma a rendere insignificante quest’atto tardivo ci ha pensato lo stesso presidente dell’assise comunale Massimo Allegretti, che alla fine si è persino rifiutato di votare. «La cittadinanza onoraria che discutiamo qui è sopravvissuta alla guerra quando gli animi erano caldi e le ferite ancora aperte. Sarebbe stato comprensibile allora se qualcuno l’avesse revocata. Ma oggi no. Oggi appare più un gesto politicamente conformista che offende il senso tragico della storia. Quella cittadinanza onoraria è monito e schiaffo per ognuno di noi, per ogni Italiano. Quanti di noi oggi 94 anni fa avrebbero avuto il coraggio di dissentire? Di alzarsi e dire “Io non ci sto”? Pochi. Che sia monito e motivo di riflessione per tutti». (r.pol.)

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