Cronaca
Il Pm aveva chiesto 3 anni
Non fu hackeraggio: carabiniere assolto
pubblicato il 14 febbraio 2018 alle ore 18:15
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Non fu hackeraggio: carabiniere assolto

Mantova - Assoluzione perché il fatto non sussiste. Questa la decisione del Tribunale di Mantova che martedì 13 febbraio ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti di Bruno Piccolo, 36enne carabiniere del Radiomobile di Gonzaga finito a processo per accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche (dall’articolo 617 quater del Codice Penale) ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il militare era difeso dall’avvocato Luca Faccin del Foro di Mantova. Una vicenda che risale all’estate del 2013 quando il carabiniere - secondo le ricostruzioni dell’accusa - aveva aperto un laboratorio di grafica con una donna di Moglia (poi dichiaratasi parte civile con l’avvocato Silvia Ebbi del Foro di Mantova). I due avevano versato una cifra di 2500 euro a testa poi però, a seguito di un disguido - di mezzo pare ci fosse la mancata assunzione di una ragazza proposta dal 36enne - i rapporti avevano iniziato ad incrinarsi. A quel punto - ha spiegato la stessa parte civile nel corso delle udienze - dato che sembrava impossibile ricucire lo strappo, il carabiniere aveva deciso di abbandonare la società. In cambio, sosteneva l’accusa, avrebbe però preteso i 2500 euro versati. La donna decideva quindi di cambiare la serratura dell’ufficio e di modificare la password di accesso al sistema, ma quando aveva tentato di effettuare l’accesso qualcosa non aveva funzionato. Un testimone sarebbe stato presente all’incontro in cui il militare avrebbe chiesto i propri soldi in cambio della nuova password. Una volta liquidato, il 36enne - sempre di fronte ad un testimone - aveva recuperato i propri dati personali dal pc dell’azienda con una chiavetta. Qualche tempo dopo però la ex socia aveva iniziato a sospettare che l’uomo continuasse a spiarne la posta: le indagini della Polizia Postale avevano portato all’imputato, martedì però assolto con formula piena. La Pubblica Accusa aveva chiesto 3 anni di reclusione, la parte civile 40mila euro di risarcimento: entrambe, una volta lette le motivazioni, ricorreranno in appello.

Alessandro Moretti

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