Crac Italcarni, c’è una cooperativa mantovana nel mirino dei creditori

Bancarotta preferenziale

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MANTOVA  C’è una cooperativa mantovana nel mirino dei creditori di Italcarni. Lo storico macello di Carpi era stato dichiarato fallito nel 2016, ma dalla fine del 2014, quando l’azienda era stata presa in affitto dalla Opas di San Giorgio di Mantova, l’attività del macello era ripresa a pieno regime. Cosa è successo allora? Che buona parte dei creditori di Italcarni non sono ancora stati pagati. Il debito insoluto ammonta a circa 1 milione e 600mila euro nei confronti di una decina di allevatori emiliani e lombardi che hanno presentato un esposto alla procura di Modena per bancarotta preferenziale. Di fatto i creditori sostengono che gli ex amministratori di Italcarni avrebbero pagato in modo arbitrario alcuni creditori a discapito di altri, violando la cosiddetta par condicio creditorum. Tra i creditori privilegiati, sempre secondo quanto sostengono gli allevatori che hanno presentato l’esposto, ci sarebbe dunque la cooperativa mantovana. Questa, però, era tra quelle che vantava uno dei crediti più ingenti dall’azienda carpigiana. Il crac Italcarni secondo l’indagine della Guardia di Finanza consisterebbe in un buco a bilancio di 40 milioni di euro. Nella primavera 2018 Opas, assieme all’Alcar Uno del colosso Levoni, si era aggiudicata all’asta la proprietà dell’azienda per 14 milioni di euro. Sotto l’insegna Filiera Sì (51% Opas e 49% Levoni) è nato il maggior polo italiano della macellazione suina ma nel frattempo i debiti di Italcarni non sono stati pagati. La strada penale è ora l’unica speranza per gli allevatori di rivedere i propri soldi.