Falso, percosse e tentato arresto illegittimo, a processo 2 carabinieri

Il tribunale di via Poma

MANTOVA Falso in atti pubblici, percosse, calunnia, violenza privata, perquisizione personale arbitraria e tentativo di arresto illegale. Questi i capi d’accusa, alcuni dei quali aggravati da futili e abbietti motivi, di cui ora dovranno rispondere in un’aula di tribunale due carabinieri di Asola, entrambi rinviati a giudizio ieri mattina dal gup Gilberto Casari. Si tratta del maresciallo Luigi Sapio 35 anni e dell’appuntato 36enne Gaetano Megna, quest’ultimo in servizio alla stazione di Castel Goffredo ma all’epoca temporaneamente assegnato ad Asola. I fatti a loro contestati ie per i quali la procura aveva aperto un fascicolo d’indagine, risalgono al febbraio di un anno fa quando i due militari durante un servizio di pattugliamento nel paese morenico, avevano fermato per un controllo un 44enne nigeriano di Canneto sull’Oglio, costituitosi a processo come parte civile. Lo straniero, in regola col permesso di soggiorno e iscritto alla camera di commercio di Mantova quale piccolo imprenditore, una volta bloccato sarebbe quindi stato portato in caserma, sottoposto a perquisizione, picchiato e quindi trattenuto illegalmente. Nei suoi confronti, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero state anche proferite frasi ingiuriose e offese a sfondo razzista. Intuendo però ciò che di lì a poco sarebbe stato perpetrato ai suoi danni il 44enne prima di consegnare il proprio telefonino aziona il registratore. I due carabinieri non se ne accorgono, appoggiano il cellulare sul tavolo e così da quel momento ogni parola da loro pronunciata viene registrata. Un audio questo poi finito agli atti. In totale sono sette le imputazioni contestate ai militari, che in seguito a tale inchiesta erano stati anche sospesi dal servizio. Due sono relative al falso in atto pubblico, quindi le percosse – aggravate dall’abuso di potere e per le quali però il nigeriano non si era fatto medicare in ospedale – il tentato arresto illegale, perquisizione e ispezione personale arbitrarie, violenza privata e infine la calunnia, reato quest’ultimo relativo all’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per la quale era stato chiesto al magistrato di turno l’arresto del nigeriano difeso dall’avvocato Davide Di Giovine di Bologna, ma senza ottenerlo. Il prossimo 4 maggio i due dovranno comparire per l’apertura del dibattimento davanti al giudice Raffaella Bizzarro.