Truffe on line, una mantovana tra i 4 arrestati

MANTOVA C’è anche una mantovana tra le quattro persone finite 8in manette nell’ambito dell’operazione Doppio Click della Guardia di Finanza di Cremona, che ha sgominato un vasto giro di truffe on line. Si tratta di Gabriella Albricci, 69 anni, che da ieri è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Sabbioneta. Secondo gli inquirenti la donna era la prestanome per le società Adv Company srl e Consulting srl e vedova di Luigi Furlotti, a suo tempo prestanome per la società Domac (quella di Marashopping.it). Si tratta di società che facevano parte di una galassia che faceva capo a Marashopping e Sottocosto.Online. Oltre alla Albricci ieri sono scattate la manette (e anche il carcere) per Marco Melega, 47enne imprenditore cremonese, Cristiano Visigalli, 49enne anch’egli di Cremona, e il commercialista milanese Luca Vitiello, 54 anni. Melega è ritenuto il beneficiario di buona parte dei proventi dell’attività illecita; Visigalli sarebbe stato il suo braccio destro che reclutava i prestanome, mentre Vitiello sarebbe il Il regista finanziario. Pesanti le accuse: associazione a delinquere finalizzata alle truffe online, frode fiscale, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni per 1,5 milioni di euro. Stando a quanto emerso gli indagati attraverso siti di vendite online avrebbero truffato migliaia di ignari clienti in tutta Italia. Attraverso siti di e.commerce venivano messi in vendita vini, buoni carburante, prodotti elettronici e altro a prezzi concorrenziali, pubblicizzando i prodotti su emittenti radio e tv nazionali. Le vendite, hanno ricostruito i finanzieri, erano riservate a titolari di partita Iva e prevedevano un acquisto minimo di mille euro la metà dei quali doveva essere versato con bonifico al momento dell’ordine e il resto al momento della spedizione. In realtà, le società che proponevano l’affare non avevano la merce e nulla veniva inviato, nonostante le lamentele e querele per truffa presentate dai clienti. Le somme ricevute sui conti correnti delle società utilizzate per le truffe, intestate a prestanome, erano trasferite ad altre simulando operazioni mai effettuate e quindi incassate sotto forma di stipendi, pagamenti di consulente, restituzioni di finanziamenti soci, anticipazioni di utili, tutti a favore degli organizzatori dell’associazione per delinquere. Le società erano infine messe in liquidazione.