Canneto: colloquio di lavoro “hard”, condannato falso infermiere

Approfitta di una donna in cerca di un’occupazione poi sparisce nel nulla

tribunale di mantova

CANNETO Si è presentato con un falso nome spacciandosi per infermiere che avrebbe potuto procurarle un lavoro. Ma, al colloquio (ovviamente falso anche quello), ha scoperto le carte. Invece che un colloquio, si è rivelata una sessione “hard” nella quale la donna si è prodotta in alcune pratiche sessuali o simil-sessuali. Dopo il “colloquio” l’uomo ha fatto perdere le proprie tracce e la donna ha sporto denuncia ai carabinieri che sono risaliti all’identità dell’uomo. Si tratta del cannetese  Marco Sacchi, che ieri è stato condannato dal collegio dei giudici del Tribunale di Cremona alla pena di tre anni e sei mesi. La vicenda è avvenuta a Piadena, ma come spiegato ieri in aula dal Pm, l’uomo aveva anche una recidiva del tutto simile in provincia di Mantova.
La vittima ieri in tribunale ha ricostruito la vicenda. In buona sostanza la donna era alla ricerca di lavoro e aveva sostenuto alcuni esami per poter prestare assistenza agli anziani. Non riuscendo comunque a trovare lavoro, aveva pubblicato un annuncio sul sito Subito.it. All’annuncio aveva risposto tale  Davide Repelletti (che altri non era che Sacchi sono mentite spoglie) il quale aveva proposto alla donna un posto di lavoro in un’azienda di privata assistenza a Canneto. I due si erano così accordati e la donna, residente nel Cremasco, si era diretta verso la provincia di Mantova. In aula ha raccontato però che, già sul treno, aveva ricevuto una telefonata dall’uomo che le aveva consigliato di fermarsi a Piadena, per il colloquio in una filiale dell’azienda di privata assistenza per la quale la donna avrebbe potuto lavorare. Come raccontato in aula dalla vittima, una volta giunta a Piadena e fatta salire sulla propria auto, il cannetese si era fermato in un supermercato. Poi la tappa in un parco nelle cui vicinanze si trova un’edificio giallo con alcuni giochi per bambini. La donna lì per lì aveva pensato si trattasse della sede dell’azienda, salvo poi scoprire che si trattava di un asilo del paese. L’uomo, continuando la propria sceneggiata, aveva allora spiegato di aver dimenticato le chiavi dell’edificio lì a poca distanza. Dopo un “colloquio” verbale nel parco, il cannetese aveva allora fatto accomodare di nuovo la donna in auto, questa volta per portarla in campagna.
«Qui – ha raccontato di nuovo la donna ieri in tribunale – mi ha chiesto di praticargli un clistere. Sulle prime avevo risposto che non sarebbe stato di mia comptenza, ma lui ha spiegato che sul lavoro sarebbe potuto capitare». Una volta eseguito tale primo “test”, un’altra richiesta. «Mi ha chiesto di masturbarlo per eseguire un test del liquido seminale. Anche in questo caso sono stata titubante, ma alla fine ho accettato». Il tutto con guanti di lattice e altro materiale che l’uomo aveva acquistato poco prima al supermercato. In tutto ciò, in ogni caso, la donna non sarebbe stata obbligata ma avrebbe comunque eseguito quanto richiesto essendo alla disperata ricerca di un lavoro.
Dopo il “colloquio” la donna è stata riaccompagnata in stazione con il tipico saluto di tali occasioni: “Ti farò sapere”. Perse completamente le tracce del finto infermiere, la donna ha quindi deciso di sporgere denuncia nei confronti dell’uomo. I carabinieri, grazie al numero di cellulare usato da Sacchi e alla descrizione fornita dalla donna, sono risaliti al cannetese che alla fine ieri è stato condannato.