“Lo sport è morto”: sit-in in Piazza Sordello

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    MANTOVA Il mondo sportivo mantovano scende in piazza per protestare contro il nuovo Dpcm che ha imposto la chiusura di centri sportivi, palestre, piscine, scuole di danza e, così facendo, ha di fatto fermato tutto lo sport a livello dilettantistico, amatoriale e giovanile. “Lo sport è morto”: questo è lo slogan con il quale il coordinamento spontaneo, nato tra gestori di centri sportivi mantovani, ha chiamato a raccolta stamane alle 11 in Piazza Sordello tutto il mondo dello sport virgiliano per una manifestazione statica apolitica nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. Dal calcio alla pallavolo, passando per basket, rugby, tennis, nuoto e atletica, sono molte le società mantovane che hanno annunciato la loro presenza. Gli organizzatori hanno allora chiesto a tutti i ragazzi che intendono partecipare al sit-in di arrivare in piazza con il proprio pallone «per manifestare tutti insieme contro questa insensata chiusura dello sport, che ha dei valori sociali e morali imprescindibili, e con le dovute precauzioni si può praticare tutti insieme».
    La manifestazione del variegato mondo dello sport segue di qualche giorno quella inscenata, sempre nella stessa cornice di Piazza Sordello, da ristoratori, titolari di bar e sale da ballo. Lo sport è infatti uno dei settori colpiti più duramente dalle restrizioni del Governo, i gestori degli impianti sono sul piede di guerra e l’apertura agli allenamenti individuali, rigorosamente all’aperto, ha soltanto indorato la pillola. «A distanza di una settimana dalla chiusura imposta dal governo – si legge nel comunicato diffuso dal coordinamento – scendiamo in piazza a difesa del mondo dello sport e per chiedere, non aiuti, ma semplicemente di poter lavorare, come abbiamo fatto finora, nel pieno rispetto delle misure anti-Covid. Purtroppo sapevamo che sarebbe finita così. Due settimane fa, nelle parole del presidente del Consiglio, avevamo già percepito il duro attacco che il mondo dello Sport avrebbe subito. Un ultimatum, che ha reso ancora più difficile l’ultima settimana prima della chiusura fino al, si spera non oltre, 24 novembre. I centri sportivi non possono e non devono essere il capro espiatorio di questa situazione di emergenza. Ad oggi – continua il comunicato – tutte le strutture sportive seguono rigidi protocolli di sicurezza per la salute dei propri atleti e lavoratori. Un sacrificio enorme è già stato chiesto a questo settore che, pur di tornare a lavorare, ha assecondato tutte le richieste di adeguamento senza battere ciglio. A fronte di nessuna evidenza scientifica di contagio una chiusura per settori, non per colpe, è una chiusura ingiusta e inaccettabile. In Italia il settore dello Sport vale più di 30 miliardi. Sono milioni i cittadini sportivi professionisti e amatori che praticano attività motoria e ne colgono i benefici sia fisici e psicologici, senza contare i risvolti sociali positivi che ne derivano. A fronte di questo – conclude il comunicato – come si può ritenere che tutto questo sia superfluo o sacrificabile?».