MANTOVA Per il consulente della Lav – costituitasi parte civile unitamente a Enpa – il pachiderma si sarebbe trovato in un grave stato di sofferenza e forte stress per le condizioni cui al tempo era tenuto. Per il collega incaricato dalla difesa invece, a fronte dell’analisi dei movimenti stereotipati e ripetuti senza sosta dell’animale, non si sarebbe di contro rilevato alcun tipo di sofferenza cronica. Con il confronto in contraddittorio tra i periti tecnici di parte è proseguita quindi ieri l’istruttoria dibattimentale del processo per maltrattamenti di animali istruito a carico di Mario D’Amico, 61enne barese, titolare del circo Busnelli Niuman. La vicenda è quella di Bambi, l’elefantessa sequestrata nel marzo del 2023 quando lo spettacolo itinerante era attendato ad Asola. Secondo veterinari e carabinieri forestali, che dopo un’ispezione avevano posto l’animale sotto sequestro, lasciandolo però in custodia al circo stesso, Bambi, nel frattempo però deceduta a 57 anni nei primi giorni di quest’anno e per cause ancora mai rivelate, era stata costretta a vivere in un ambiente sporco e non conforme ai suoi bisogni etologici. Il sequestro era stato disposto dal giudice per le indagini preliminari, ma nonostante il provvedimento l’imputato avrebbe continuato a farla esibire ugualmente. Questo aveva portato a una nuova indagine e a una seconda accusa nei suoi confronti per violazione di sequestro giudiziario. Inoltre, sulla scorta di quanto già dichiarato in aula dal veterinario dell’Ats della Brianza, che un mese prima aveva eseguito un’ispezione all’interno del circo in quel momento di stanza nel monzese, non vi sarebbe stata alcuna circostanza anomala circa paventate condizioni di sofferenza o stress dell’elefante. Una versione questa collimante dunque con quella del consulente difensivo, il veterinario Claudio Aimone, ma del tutto opposta a quanto invece sostenuto dal perito di Lav (la Lega Anti Vivisezione con l’avvocato Massimiliano Canè), Pierluigi Castelli, secondo cui a Bambi era stato riservato uno spazio troppo angusto rispetto alle dimensioni stabilite per legge per animali di tale stazza e pari ad almeno 100 metri quadri a fronte degli 87 effettivamente riscontrati in loco. Nella seduta del prossimo 24 giugno si provvederà quindi alla prosecuzione di tale confronto con il giudice Alberto Fiermonte che, oltre a riservarsi circa la nomina di un proprio consulente per dirimere in definitiva la questione, ha altresì disposto ulteriori accertamenti in merito alle cause di morte del pachiderma, risalente allo scorso gennaio a Taranto, nonché se sia stata effettuata o meno l’autopsia sulla carcassa dell’animale.







































