MANTOVA Pezzo dopo pezzo, la raffineria Ies-Mol sta definitivamente salutando la città. Nel giro di un mese circa, infatti, del grande impianto petrolchimico in zona industriale è atteso rimanga ben poco. O, per lo meno, di sicuro non i maxi componenti che facevano funzionare la Ies: i macchinari e gli impianti infatti hanno lasciato ormai da tempo Mantova con destinazione il Kuwait, dove andranno a costituire un nuovo impianto di raffinazione.
Ma dove, e soprattutto come, i componenti della storica raffineria mantovana sono finiti nel paese mediorientale? Via acqua. Partiti da strada Cipata, nel corso degli ultimi sette-otto mesi sono stati trasferiti su gomma al porto di Valdaro. E poi da qui, con apposita strumentazione, caricati sulle chiatte che lungo il canale Fissero-Tartaro-Canal Bianco si dirigono verso Chioggia o Marghera da dove, non solo in senso figurato ma anche in senso letterale, a bordo di transatlantici hanno preso il largo con destinazione finale il Kuwait e la lavorazione petrolifera mediorientale per conto del gruppo americano Sahara Oil.
La grande movimentazione dei componenti dell’ormai ex raffineria mantovana è stata possibile grazie ad una società nata quattro anni fa e oggi operante a Valdaro: si tratta della Servizi Portuali Valdaro, unica impresa portuale nel porto appena fuori città.
Come spiega l’ex presidente della Tea Anzio Negrini, che è tra i soci fondatori della Servizi Portuali Valdaro, l’impresa è dotata di grandi attrezzature che possono movimentare e spostare componenti lunghe decine di metri e pesanti centinaia di tonnellate. Componenti che, come nel caso della raffineria Ies-Mol, arrivano fino a Valdaro e dalla terraferma vengono appunto caricati sulle imbarcazioni che poi li spostano – letteralmente – in giro per il mondo.
«Abbiamo iniziato a movimentare i pezzi della raffineria ormai setto o otto mesi fa – spiega Negrini – e nel giro di un mese circa l’operazione dovrebbe vedere la conclusione. Si tratta di un lavoro decisamente imponente e molto delicato, dal momento che in questo caso movimentiamo i pezzi che andranno a far nascere una nuova raffineria a migliaia di chilometri di distanza da Mantova».
Grazie ai macchinari di sollevamento che si trovano a cavallo della darsena del porto, componenti e macchinari di peso enorme vengono sollevati e traslati di alcuni metri fino ad essere caricati sulle chiatte sull’acqua. «Siamo convinti che il nostro sia un lavoro molto importante – sottolinea Negrini – perché consente di movimentare componenti enormi che, se si spostassero su gomma lungo le strade, provocherebbero enormi disagi oltre che pericoli per gli altri veicoli. Tra i vari pezzi della raffineria, abbiamo movimentato un componente lungo ben 47 metri e pesante 300 tonnellate: si può ben immaginare che difficoltà e pericoli avrebbe comportato il trasporto su strada».
Un pezzo alla volta, insomma, la raffineria è sparita e sta sparendo: una fetta importante e storica di Mantova pronta a rinascere in Kuwait dopo migliaia di chilometri percorsi via acqua.

































