MANTOVA – Quasi in sordina, e senza darne risonanza pubblica come normalmente avviene, la giunta di Mattia Palazzi ha deliberato il Dup, documento programmatico dei prossimi tre anni, che per il sindaco sarà anche l’ultimo atto pubblico di previsione soprattutto per le opere pubbliche. Un testo che nei tabulati documenta una cosa certa: l’ordinaria amministrazione, in vista breve del semestre bianco, parte già dal 2026. Le opere invece di peso, trascurate anche negli anni scorsi, vengono tutte differite e affidate al successore, quale che sia.
Si sa che gli edifici pubblici comunali hanno la priorità per manutenzione e disponibilità di cassa. Così infatti si legge nei tabulati della programmazione 2026-’28. Nel triennio via Roma dispone per essi cifre costanti che variano dai 150mila euro annui ai 500mila o più. Così, ad esempio, per scuole e materne, per gli asili, per le case di edilizia popolare – che è come dire ordinaria manutenzione, quantunque straordinaria, a seconda dei casi. Altrettanto vale per la manutenzione del verde pubblico, e per le attrezzature dei giardini o per spazi destinati al tempo libero.
Calano invece dal promesso milione annuo a 500mila euro i fondi destinati a strade e marciapiedi, che notoriamente versano per lo più in condizioni miserevoli. Ma a quel punto, dal 2026, non sarà più il sindaco Palazzi a risponderne, bensì il suo successore.
E “priorità media” sarà assegnata anche nel detto triennio all’abbattimento delle barriere architettoniche, cui si riserveranno 150mila euro annui. Quasi un’elemosina.
I costi corposi invece saranno tutti differiti a “tempi migliori”. Al 2027, se caso, i miglioramenti sismici ed energetici di talune scuole; l’adeguamento della Rocca di Sparafucile – mentre pure l’Aster progetta casette galleggianti di servizio all’area camper, di cui non c’è traccia in bilancio.
Piazza Porta Giulia potrà attendere un altro anno per vedersi realizzata, e alla pari i restauri di Palazzo Te (per 2 milioni) e Palazzo del Mago. I 10 milioni e 350mila euro per completare Palazzo del Podestà arriveranno invece, se mai arriveranno, nel 2028. Stessa cifra e stesse scadenze per il teatro del Bibiena.
Non diversamente si può evincere per le opere programmate da anni nelle strade cittadine. I 950mila euro per finire i lavori di via Attilio Mori? Se ne riparlerà nel 2028, se gli Dèi provvederanno. Idem “con patate” per via Verdi, sulla cui riqualificazione giace il progetto Archiplan da diversi lustri. Insomma, anche all’occhio degli inesperti appare assai manifesta una realtà inequivocabile: l’amministrazione di via Roma ha dato fondo alle risorse e alla propria capacità di indebitamento. Tocca al prossimo sindaco reperire i soldi necessarî per le opere utili, non di cosmesi.

































