MANTOVA – I tempi non sono maturi e attualmente non è un cambiamento sostenibile per gli agricoltori mantovani. È questa l’opinione di Confagricoltura Mantova sul divieto di utilizzo dell’urea, il composto organico azotato ampiamente impiegato nei campi per rendere fertile il terreno. Divieto che scatterà il 1° gennaio 2028 per tutta la Pianura Padana, come disposto dal “Piano nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria”. «Condividiamo l’obiettivo di ridurre emissioni di CO2 con mezzi realistici – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – Ma eliminare l’urea, mantenendo produttività e competitività, non è una cosa fattibile in soli due anni. Aumenterebbe enormemente i costi per le aziende agricole e metterebbe a serio rischio la produzione di cibo. Ad oggi, infatti, non abbiamo alternative valide per fertilizzare i terreni, la scienza ci sta lavorando ma non è ancora arrivata a una soluzione davvero efficace. L’urea è, quindi, essenziale per fertilità dei campi e qualità delle colture. Dobbiamo continuare a investire in ricerca e programmare l’uscita dell’urea solo quando avremo le alternative. Chi parla di rimpiazzare l’urea con il digestato, forse dimentica che il potere fertilizzante di quest’ultimo è infinitamente più basso. Oltre ad un problema di costi e di efficacia, dunque, andremmo incontro a problemi di logistica, in quanto si tratterebbe di movimentare una quantità estremamente maggiore di fertilizzante, andando a peggiorare il quadro delle emissioni in atmosfera». Confagricoltura Mantova ha calcolato gli effetti economici e produttivi del divieto per l’urea. Per le aziende agricole, sostituire l’urea con fertilizzanti alternativi, comunque meno efficaci, comporterebbe un costo di 150 euro in più per ettaro. Inoltre, in totale assenza di un fertilizzante ricco di azoto come l’urea, il valore della produzione nella provincia di Mantova crollerebbe del 45%. «Negli ultimi 20 anni l’uso di fertilizzanti in agricoltura in Italia è diminuito del 26% – ricorda Cortesi – Inoltre il contributo dell’urea alle emissioni è minimo: solo 0,1% delle emissioni totali».

































