MANTOVA La Voce di Mantova l’aveva anticipato una settimana fa: rischio concreto di divieto trasferta per i tifosi del Mantova, a seguito dei disordini avvenuti fuori dallo stadio Martelli in occasione del match col Padova. L’ipotesi, “caldeggiata” dall’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, si è rivelata fondata: per i prossimi due mesi i supporter biancorossi non potranno seguire la squadra fuori casa. Il Viminale non ha ancora pubblicato la nota ufficiale, ma ha comunicato il provvedimento al Prefetto di Mantova, che a sua volta ha informato l’Acm. La reazione di viale Te non si è fatta attendere. Si è esposto il presidente Filippo Piccoli, facendo seguito a un intervento del senatore leghista Andrea Paganella che chiedeva al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di rivedere la decisione. Anche i tifosi biancorossi, per voce del Centro di coordinamento Mantova Club, hanno espresso contrarietà. Andiamo con ordine.
Il provvedimento – Vieta ai tifosi del Mantova di seguire la squadra nelle trasferte di Venezia (sabato 29), Cesena (sabato 13 dicembre) e Carrara (sabato 27). Per il momento è esclusa quella di Padova (17 gennaio, data da confermare) ma, visto che gli incidenti sono scoppiati proprio con i tifosi veneti, è probabile che il divieto venga esteso.
L’intervento di Paganella – Il senatore mantovano, capogruppo in commissione Cultura, Istruzione e Sport, si è appellato al ministro Piantedosi. “Ritengo questa decisione – si legge in una nota – sbagliata in termini generali e incomprensibile dal punto di vista tecnico, visto che si vieterebbe anche una trasferta a Cesena, con una tifoseria storicamente gemellata. È giusto individuare e isolare i violenti, e non consentire loro di mettere a repentaglio la sicurezza di tifosi e agenti. Ma è altrettanto ingiusto colpire in modo cos’ indiscriminato una tifoseria composta per la stragrande maggioranza da famiglie e cittadini perbene”. Paganella si augura che Piantedosi “saprà rimettere mano ad una decisione abnorme e ingiusta per la squadra e la città”.
La nota di Piccoli – Il presidente del Mantova si è così espresso: “Concordo col senatore Paganella sul fatto che la decisione si da considerarsi esagerata nelle proporzioni ed, aggiungo, non solo per la nostra tifoseria, ma anche per la nostra società che subisce la misura sia in termini sportivi che economici. La violenza negli stadi va condannata senza se e senza ma; è altrettanto vero che punire tutti per colpa di alcuni non collima col senso di giustizia. In questo modo si mortificano i tantissimi tifosi che ogni domenica si recano in trasferta accompagnati dalle rispettive famiglie, con l’unico intento di incitare la propria squadra del cuore. Per questo motivo mi unisco all’appello rivolto al Ministro Piantedosi ed al Prefetto di Mantova, dottor Bolognesi, affinchè la decisione possa essere rivista, attingendo al buon senso ed in uno spirito di reciproca collaborazione, nel massimo rispetto delle autorità preposte alla sicurezza ed alla vigilanza, negli stadi come altrove, ringraziando loro per il lavoro che svolgono quotidianamente tra mille difficoltà”.
La reazione del Ccmc – Anche il Centro di coordinamento si è affidato ad una nota, a firma del direttivo: “Il Ccmc si distanzia da atteggiamenti di violenza di ogni natura, ma la scelta delle autorità competenti sulla decisione di vietare le trasferte ai tifosi biancorossi ci lascia tutti perplessi. Il comportamento di pochi soggetti a noi ignoti non può incidere sulla libertà di altri tifosi che ogni anno fanno sacrifici per amore della propria squadra, l’onere di ogni azione deve essere giudicata a livello personale, dato che con la tecnologia attuale è possibile valutare singolarmente ogni responsabilità senza danneggiare gli altri. La scelta di seguire il Mantova in trasferta non è solo un vizio di pochi ma una passione di tanti che ci permette di stare al fianco dei ragazzi con amore. […] Ci auguriamo che la scelta da parte delle autorità competenti possa essere rivalutata e che le future siano più ponderate”.
Gli scenari – Ovviamente tutto è possibile, tanto più che il provvedimento non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nè sul sito del Ministero. Appare tuttavia improbabile una marcia indietro, perlomeno totale. Può succedere che la misura punitiva venga ridotta, ma le speranze sono basse. Più facilmente, questi appelli accorati potrebbero indurre le autorità a rivedere in futuro certe misure restrittive. Magari a punire severamente i veri responsabili dei misfatti. Solo e soltanto loro, come buon senso vorrebbe.



































