“Le tecniche endovascolari hanno assolutamente sopperito alla chirurgia tradizionale negli ultimi vent’anni. Il grosso vantaggio di queste tecniche – afferma il prof. Roberto Chiesa – è che è possibile curare l’aneurisma senza la laparotomia, cioè senza l’accesso chirurgico diretto dall’addome. Le tecniche in questione consistono nell’introduzione, attraverso due piccoli accessi praticati a livello inguinale, di una sonda che porta con sè all’interno dell’aorta un’endoprotesi in grado di espandersi e fino ad escludere completamente l’aneurisma dal circolo ematico. Ecco che l’aneurisma non può più rompersi – precisa il professore – Il grosso vantaggio di questa procedura risiede nella sua adattabilità: può infatti essere applicata a persone anziane, a persone che hanno insufficienza respiratoria, a persone che presentano cardiopatie, a persone che non possono sostenere un’anestesia generale”. Continua il professore: “Oggi, con queste procedure endovascolari, è possibile correggere la maggior parte degli aneurismi, come quelli dell’aorta, dell’arco aortico e gli aneurismi all’aorta toracica. Non occorre più aprire il torace o l’addome e, soprattutto, non è più necessario il ricorso alla circolazione extracorporea. Il primo intervento eseguito al San Raffaele applicando una tecnica endovascolare risale al 2019: in quell’occasione abbiamo corretto un aneurisma dell’arco dell’aorta, coprendo completamente la grossa dilatazione e permettendo così al paziente di sopravvivere e di evitare la rottura dell’aneurisma”. Guardando alle prospettive della chirurgia vascolare, il prof. Chiesa ha spiegato ancora: “I progressi futuri riguarderanno sicuramente la mininvasività: la possibilità quindi di accessi sempre più ridotti e con cateteri e microcateteri in grado di raggiungere le arterie sempre più periferiche. Inoltre, la mininvasività, nella fase diagnostica e nella fase di programmazione dell’intervento, sarà sempre più associata all’uso dell’intelligenza artificiale. Questo ci permetterà di leggere insieme i dati del paziente, in modo assolutamente perfetto ed efficace, e di programmare ancora più dettagliatamente l’intervento”.
L’Unità di Chirurgia Vascolare si occupa poi di disturbi dei vasi viscerali, occlusioni periferiche, malattie venose e patologie carotidee come aneurismi e stenosi carotidee, ovvero il restringimento della carotide, una delle più importanti arterie del corpo. “I problemi legati alla stenosi della carotide – ha spiegato ancora il professore Chiesa – sono soprattutto gli ictus. Può capitare che la placca, situata a livello della biforcazione carotidea, possa rompersi ed embolizzare a livello del cervello, raggiungendo un piccolo vaso che viene occluso, portando quindi ad un alto rischio di stroke. Per questo è necessario effettuare alcuni esami diagnostici per quantizzare la stenosi. Abitualmente una stenosi che necessita di chirurgia risulta attorno al 70%”.
– foto IRCCS Ospedale San Raffaele –
(ITALPRESS).










































