SAN BENEDETTO PO Era accusata di aver derubato l’anziano per il quale lavorava. Ma lei, escussa innanzi al giudice, aveva respinto ogni addebito, fornendo di contro una propria versione dei fatti, diametralmente opposta a quella risultante dalla querela. Per questo motivo il difensore dell’imputata aveva chiesto di procedere a un confronto in aula tra imputato e persona offesa. A processo per un vicenda che risaliva al 2020, in pieno periodo Covid, era così finita una 45enne di nazionalità georgiana, all’epoca al servizio come badante di un anziano di San Benedetto Po, attualmente ultra 90enne. Secondo quest’ultimo la donna gli avrebbe infatti sottratto il bancomat per prelevare 1200 euro che si sarebbe poi intascata. E nel corso della precedente seduta dibattimentale era stata proprio lei a raccontare una diversa verità. «Era stato lui a consegnarmi la sua tessera bancomat e a chiedermi di andare a prelevare 1200 euro – aveva spiegato -. Così ero andata, avevo prelevato e poi gli avevo consegnato i suoi soldi». A fronte di tale dichiarazione il legale della 45enne aveva quindi chiesto al giudice Alessia Perolio di convocare per la successiva udienza la persona offesa, assistita dall’avvocato Giovanna Accorsi, per un confronto diretto con l’imputata per stabilire chi dicesse la verità. Ma detto faccia a faccia, in programma nella seduta di ieri, è alla fine saltato a fronte di un ricovero ospedaliero del pensionato, con l’accusata mandata quindi assolta perché il fatto non sussiste come altresì richiesto in requisitoria pure dal pubblico ministero.

































