MANTOVA – Dalle 13.287 imprese artigiane mantovane registrate nel 2012 alle 9.711 rilevate a fine 2025, vale a dire una perdita per il tessuto produttivo artigianale virgiliano di ben 3.576 imprese in 13 anni pari in percentuale al 27%. Questo il quadro stilato dalla Cna di Mantova così come riferito dal portavoce, Franco Bruno, secondo cui l’erosione continua della base artigiana mantovana non è solo dettata da persistenti problemi economici, sociali e culturali, ma altresì da una patologica legislazione che produce una “montagna” di carta: oltre 30mila pagine all’anno, tra leggi, decreti, regolamenti, ordinanze e delibere. «Il nostro Paese – argomenta Bruno – è caratterizzato da “ipertrofia” normativa: sono quasi 110mila gli atti in vigore che regolano la vita delle imprese e dei cittadini. All’appello mancano le disposizioni regionali, quelle comunali, i decreti ministeriali non numerati, le circolari, la legislazione comunitaria. Gli artigiani sono potenzialmente soggetti a controlli da parte di 22 diversi enti pubblici. Queste ispezioni possono teoricamente arrivare a quasi 130 all’anno, ovvero uno ogni tre giorni. Una follia che toglie la voglia di fare impresa». Gli artigiani sono quindi torchiati da una pressione fiscale che arriva fino al 62%. «Il 74% delle imprese artigiane considera la complessità delle procedure un ostacolo grave alla competitività e agli investimenti tecnologici», sottolinea pure il direttore della Cna, Elisa Rodighiero. «In dieci anni l’Italia ha visto svanire quasi 400.000 artigiani, quasi uno su quattro. Non meravigliamoci poi se gli artigiani chiudono “bottega”», conclude Bruno.

































