MANTOVA Anche Mantova ha ricordato le vittime delle foibe. Ieri, nel Giorno del Ricordo, in città si è tenuta una mattinata di commemorazioni e approfondimento storico su una delle pagine più tragiche del passato riguardante l’esodo istriano, fiumano e dalmata, oltre ai massacri nelle foibe in cui hanno perso la vita militari e civili italiani durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Sono state due le iniziative istituzionali promosse dal Comune di Mantova, dalla Provincia e dalla Prefettura in collaborazione con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, in presenza delle associazioni dei profughi e degli studenti.
La prima si è tenuta nei Giardini delle Vittime e dei profughi istriani, fiumani e dalmati, vicino al Castello di San Giorgio. Le autorità civili e militari, le forze dell’ordine, le associazioni delle vittime – tra queste quella dedicata a Spartaco Gamba – hanno deposto una corona davanti alla targa commemorativa. Subito dopo c’è stato un momento di raccoglimento.
Successivamente, le celebrazioni sono proseguite al Conservatorio Lucio Campiani, in via Conciliazione, per un convegno di memoria collettiva e di riflessione. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del presidente del Conservatorio Italo Scaietta e del prefetto di Mantova Roberto Bolognesi. Il presidente del consiglio comunale Massimo Allegretti ha coordinato i lavori che sono entrati nel vivo con la prolusione del docente dell’Università di Verona (Dipartimento di cultura e civiltà) Giovanni Bernardini sul tema dell’esodo giuliano-dalmata nel più ampio contesto delle migrazioni forzate del Novecento. Lo studioso ha parlato dei processi europei di espulsione e trasferimento forzato delle popolazioni. Al termine si sono registrati gli interventi del consigliere provinciale Enrico Lungarotti e del sindaco Mattia Palazzi.
“E’ nostro compito fondamentale – ha affermato Palazzi – operare con intelligenza e attenzione affinché i germi di follie discriminatorie non risorgano per devastare una volta di più la nostra vita. Perché esiste nell’uomo questa terribile possibilità”. In sala, tra il pubblico, erano presenti anche due classi del Liceo Scientifico Belfiore e dell’Istituto Carlo D’Arco-Isabella d’Este.
































