Mantova Sì o no al referendum? Questo l’interrogativo lanciato dal Psi mantovano all’incontro dell’altra sera a Cà degli Uberti, riguardo al quesito costituzionale del 22 marzo. Moderatore l’avvocato Giuseppe Angiolillo, componente del direttivo provinciale del Psi; sono poi intervenuti l’on. Maria Antonietta Farina Coscioni e l’avv. Fabio Federico del “Comitato per il Sì”, l’on. Mauro Del Bue del “Comitato Vassalli” e l’avv. Sergio Genovesi già sindaco socialista di Mantova.
Coscioni ha evidenziato come il timore che il successo del Sì potrà limitare l’autonomia della magistratura è una mistificazione: proprio col sistema attuale il destino professionale e disciplinare dei 9mila giudici italiani dipende da accordi dei “pochi capi delle varie correnti”. Del Bue ha sostenuto le ragioni di una riforma che non violerebbe la Costituzione, peraltro già modificata con la riscrittura del titolo V voluta dall’Ulivo «per tagliare la strada alla Lega» e con «la legge populista sul taglio dei parlamentari».
Il dibattito si è concluso con l’intervento di Genovesi che ha raccontato le sue esperienze col Csm come difensore di giudici sotto procedimento disciplinare, e ha ripercorso tappe che hanno portato all’approvazione dell’attuale sistema giudiziario. A unificare le carriere di giudici e pm è un decreto del 1941, ministro Dino Grandi, che in armonia col codice Rocco intendeva assegnare all’accusa un potere giudicante e controllare la magistratura nel suo complesso. Sia Togliatti che Calamandrei erano assai preoccupati di concedere ai magistrati ereditati dal regime un’eccessiva indipendenza.




























