Home Cronaca Candidatura dei 5 Stelle verso la scelta

Candidatura dei 5 Stelle verso la scelta

MANTOVA Il mancato conseguimento del “campo largo” nel centrosinistra mantovano ha lasciato aperta la discussione sulle future strategie del Movimento 5 Stelle, che questa volta una decisione definitiva ad oggi l’ha presa: correrà alle comunali del capoluogo con il proprio simbolo. Una scelta non compiuta cinque anni fa, quando aderì alla proposta politica di Gloria Costani per oscurarsi sotto il simbolo ambientalista di “Saf” (Salute, ambiente, futuro).
La tattica elettorale rimane in ogni caso ancóra oggetto di discussione nel gruppo territoriale pentastellato, così come la scelta del candidato, sul quale è in corso un vaglio dei membri. I quali si sono dati appuntamento per lunedì 9 febbraio. Da quell’assise forse sortirà il nome che dovrà contendersi la carica di sindaco, ma con un punto fermo, che per il movimento virgiliano rappresenta una novità: questa volta non ci sarà un voto online, e sarà lo stesso gruppo a operare la scelta.
Da quanto trapela, è noto che molti pentastellati stanno spingendo sulle “vecchie glorie” del movimento: in primis sull’ex deputato Alberto Zolezzi e sull’ex senatore Luigi Gaetti, oltre che sull’ex consigliere regionale Andrea Fiasconaro. Ma da tutti e tre sarebbe arrivata l’indisponibilità: il primo perché ormai residente da anni a Roma; il secondo perché non residente in città e impegnato su altri fronti; e il terzo per ragioni professionali. E poi comunque perché l’orientamento è di affidare l’investitura a soggetti o giovani o comunque in grado di interessare l’elettorato di centrosinistra. Ed ecco pertanto posizionati in pole position un giovane, Mirko Gragnato, laureato al Politecnico e creator digitale, e Nicola Siliprandi, già capo di Gabinetto e portavoce della Presidenza in Provincia nei mandati di Maurizio Fontanili, di estrazione centrista, ma ben posizionato nell’alveo del centrosinistra.
Per i 5 Stelle di città comunque si tratta di una battaglia di riscatto, specie dopo il rifiuto della formazione passata da Mattia Palazzi ad Andrea Murari per stringere un’intesa strategica e politica. Nel caso, le argomentazioni dei pentastellati diventeranno programmatiche e incisive, se non decisive, in caso di un secondo turno di ballottaggio.