Home Cronaca Colaninno: il raddoppio ci sarà, ma serve il lavoro di tutti

Colaninno: il raddoppio ci sarà, ma serve il lavoro di tutti

MANTOVA   È vero, per concludere il raddoppio ferroviario della tratta Mantova Milano servono soldi (circa 1,3 milioni) che al momento non ci sono, e che lascerebbero scoperto il secondo lotto da Piadena a Codogno. Ma con un impegno comune di tutte le forze politiche e economiche in campo, non si tratta di una “missione impossibile”. Quantomeno ne è convinto l’on. Matteo Colaninno, che di questa infrastruttura è certamente il padre putativo.
On. Colaninno, è ritornato attivamente alla politica? L’abbiamo vista al tavolo in Provincia per il raddoppio.
«La settimana scorsa, su invito del presidente Bottani, che ringrazio, ho partecipato con piacere al tavolo di lavoro per discutere del raddoppio ferroviario Mantova-Piadena, approfondendo le tempistiche e il delicato punto dell’aumento dei costi per le opere infrastrutturali accessorie. È stato un ritorno, anche se per un solo giorno, a un tema che tanto ho a cuore, e per il quale per tanti anni mi sono impegnato in Parlamento e nelle iniziative politiche per Mantova».
Sono emerse non poche difficoltà, sia economiche che operative.
«Sì, ho letto con interesse i diversi articoli rilevanti pubblicati in questi giorni, e che suonano come un campanello d’allarme per la necessità di recuperare le risorse finanziare per portare a termine il raddoppio anche nella seconda tratta, da Piadena a Codogno, passando per Cremona».
C’è chi vede pericoli soprattutto nel cronoprogramma anche per il primo tratto Mantova-Piadena.
«Anche se sono lontano da diversi anni dalla politica, oggi vorrei condividere con voi alcune mie considerazioni. Innanzitutto, è doveroso ribadire alla comunità e alle centinaia di pendolari che tutt’oggi vivono dei disagi per spostarsi, che al tavolo della Provincia il commissario di governo, ing. Chiara De Gregorio, come sempre con straordinarie capacità, e Rfi, hanno confermato che il raddoppio ferroviario da Mantova e Piadena sta procedendo e vedrà la luce. Il grande cantiere sta lavorando, e chi passa sulla statale di Bozzolo lo può vedere. Certo, occorre monitorare eventuali ritardi che un’opera così rilevante può naturalmente subire, ma è fuori di discussione che arriverà a compimento. Già dall’anno prossimo diverse opere fondamentali saranno ultimate e restituite al nostro territorio, migliorando da sùbito l’impatto sulla viabilità. Penso, su tutto, ai molti passaggi a livello che sono stati smantellati dando vita a una viabilità migliore e rinnovata».
Già, ma anche per questo primo tratto si è ancóra alla ricerca di risorse aggiuntive.
«Nei 15 anni che ho passato in Parlamento (parliamo di tre legislature e otto differenti governi), dopo un’ampia opera di convincimento a tratti non semplice, i governi hanno deciso di stanziare oltre 600 milioni per la prima parte del raddoppio. Queste enormi risorse non sono venute meno. Per raggiungere quest’obiettivo, che a molti sembrava irrealizzabile, sono stati fondamentali sia il lavoro impeccabile del commissario De Gregorio, di Rfi, ma anche i numerosi e proficui tavoli di discussione della Provincia, caratterizzati da una profonda condivisione trasversale di ruoli, e dall’unità politica al tavolo, che è stato sicuramente un fattore vincente».
C’è chi imputa ai sindaci molte varianti e i conseguenti rallentamenti dell’opera.
«I sindaci si sono sempre dimostrati propositivi e determinati. Il colore politico è sempre stato lasciato fuori. L’unità delle forze politiche è fondamentale e imprescindibile».
Già, ma più che i sindaci è servita la spinta decisiva del parlamentare…
«Il nostro incessante lavoro ha senz’altro portato all’inserimento del raddoppio ferroviario tra le prime 20 opere strategiche di interesse nazionale: un successo assolutamente rilevante per la buona riuscita del progetto, elemento essenziale di cui tener conto anche per il futuro».
Ma ora Colaninno in parlamento non c’è, e servono tanti soldi per il lotto 2.
«È vero, si è alla ricerca dei fondi per la seconda tratta. Ripercorrendo il solco che abbiamo già tracciato, occorre muoversi con tempismo, e aggiungo che è fondamentale tenere ampio il tavolo della discussione con tutte le forze politiche, coinvolgendo necessariamente le forze industriali e produttive».
Occorre però muoversi per tempo; viceversa il rischio è di trovarsi l’ennesima opera “incompiuta”.
«Oltre dieci anni fa ebbi il primo incontro con l’allora amministratore delegato di Fs per restituire a Mantova la centralità di interconnessione che merita. È stato un lavoro non semplice: un cammino lungo il quale però non mi sono mai sentito solo. Al mio fianco ho sempre avuto il presidente della Provincia, tutti i sindaci, i parlamentari e i consiglieri regionali sia di maggioranza che d’opposizione. Intervengo oggi spinto altresì dalla passione e dalla convinzione che sia un’opera centrale anche come volàno industriale».
Non mancano coloro che ne dubitano. Cosa replica?
«Quando parliamo di collegare in tempi rapidi Mantova, Cremona e Milano, non parliamo solo di un’infrastruttura, ma della possibilità per lavoratori e aziende di ampliare il proprio raggio di azione, offrendo maggiori opportunità. Un giovane mantovano che oggi dovesse trovare lavoro a Milano, metropoli che offre un’offerta ampia e variegata, dovrebbe considerare inevitabilmente un trasferimento. Quando, un domani, le due città saranno interconnesse da poco più di un’ora di treno, le possibilità del commuting interurbano giocheranno a favore. È inoltre fondamentale considerare l’incremento notevole non solo della capacità dei passeggeri, ma anche del trasporto merci. Quindi è mia volontà, oggi anche da imprenditore, porre l’attenzione su quest’opera anche a tutte le rappresentanze produttive, affinché partecipino attivamente ai tavoli di lavoro che, ripeto, non hanno colore politico, per avere un fronte comune e compatto, il più ampio possibile, per raggiungere il successo comune».