Il lato umano di Alessandro Billy Costacurta. A Piazza Castello, Federico Buffa ha regalato al pubblico una versione intima e umana dell’ex difensore rossonero e della Nazionale. Dall’adolescenza ai trionfi che lo hanno reso un’icona del calcio italiano. “Perdere mio padre a 17 anni mi ha fatto allenare di più, non perché gli dovessi dimostrare qualcosa”, ha raccontato Costacurta, “mia madre aveva già perso mia sorella quando aveva solo tre anni. Perdere anche il marito è stato pesantissimo. Non riuscivo a vederla sempre piangere e allora mi intrattenevo al campo di allenamento”. L’adolescente Alessandro era anche un buon giocatore di pallacanestro. “Allora il riscaldamento nel calcio si faceva con le mani ed era la mia fortuna”, ha scherzato l’ex difensore, “i miei errori, oltre che da Paolo Maldini e Franco Baresi, venivano coperti perché noi del settore giovanile avevamo un credito nei confronti del pubblico”. La consapevolezza di far parte di un gruppo fortissimo, nel Milan di Arrigo Sacchi e di Silvio Berlusconi e in Nazionale. “Ero convinto che avremmo scritto la storia, non mi sono mai strappato i capelli per le sconfitte perché sapevo che avremmo avuto un’altra possibilità per lasciare il segno, con la maglia rossonera e con quella azzurra”, ha ammesso Costacurta. Gli aneddoti vengono snocciolati uno dietro l’altro. “A cena Arrigo Sacchi era solito arrivare in ritardo”, ha raccontato Billy, “cercavamo tutti di non sederci vicino a lui per non essere massacrati con la tattica con il sale e il pepe. Noi giocatori del Milan, che lo sapevamo, scendevamo al ristorante prima. Gli ultimi arrivati, che alla fine mangiavano vicino a Sacchi, erano Gianfranco Zola e Antonio Conte che forse proprio per questo è diventato il più forte allenatore italiano. Forse cenando vicino ad Arrigo sarei potuto diventarlo anch’io”. Costacurta non ha dimenticato la stagione sulla panchina del Mantova. È stata un’esperienza bellissima”, ha dichiarato Billy prima di salire sul palco, “se ci fosse stato un allenatore con la A maiuscola, quel gruppo avrebbe fatto grandi cose. Io non lo ero ancora”. Il saluto con Mister Possanzini, presente tra il pubblico, è stato caloroso prima di salire sul palco e dal palco. Infine il ricordo dell’amico e maestro. “Franco Baresi? Credo che lui voglia affrontare la malattia come farei io se mi trovassi nella sua situazione. Nel silenzio”, ha detto Costacurta.
Tiziana Pikler





































