Mantova Una cerimonia sobria ma densa di significati, in ricordo delle Vittime delle foibe e di chi visse il dramma dell’esodo. È quella che si è svolta nello spiazzo del lungolago dove si trova il monumento dedicato ai Martiri delle Foibe, quello che è stato ribattezzato «un luogo di pacificazione e memoria condivisa».
A organizzarla il Comitato 10 febbraio e la federazione provinciale Fratelli d’Italia. Alla cerimonia erano presenti anche la senatrice Paola Mancini (FdI) e il membro del direttivo dei meloniani Salvatore Scalia, il consigliere comunale Catia Badalucco, le figlie di esuli Lorena e Beatrice Blasevich, amministratori provenienti dalla provincia, giovani dei vari comitati con in mano le bandiere di Fiume, Istria e Dalmazia capeggiati da Cristiano Melotto e rappresentanti di Progetto Nazionale.
Particolarmente toccanti gli interventi di Blasevich e Badalucco, che si sono soffermate sulle rispettive vicende dei loro familiari, costretti a lasciare la città di Fiume. Quest’ultima ha letto uno scritto dello zio Gianni, 98 anni, il più anziano profugo fiumano di Mantova. «La nostra generazione – spiega Badalucco – ha una grande responsabilità nei confronti delle future generazioni: dobbiamo continuare a sensibilizzare a far conoscere la storia proprio perché questi orrori non si ripetano più». Dal canto suo Lorena Blasevich ha ricordato la figura del padre Ennio e il dolore legato alle persecuzioni e alle violenze subite dagli italiani del confine orientale: «Papà mi ha insegnato che la memoria non è rancore ma responsabilità. Ricordare significa restituire un nome e un volto a chi è stato cancellato, e dire con chiarezza che ci fu un genocidio di italiani. Non per alimentare odio, ma per impedire che l’oblio diventi una seconda morte».
Durante il minuto di silenzio è stata ricordata anche la figura Mario Michele Merlino, scrittore di alcuni testi riguardanti l’esodo istriano-fiumato-dalmata.
Matteo Vincenzi





























