MANTOVA Si avvia alla conclusione la vicenda giudiziaria dell’asilo nido privato che è stato messo sotto inchiesta nell’ottobre scorso con accurate indagini della Finanza, e con tanto di filmati prodotti da telecamere nascoste e registrazioni acustiche. Il reato contestato è di maltrattamenti ai piccoli ospiti. L’esito è di quattro persone, fra direzione e educatori, con richieste di rinvio a giudizio. Ma riguardo alla richiesta di patteggiamento inoltrata dagli interessati, recepita dal sostituto procuratore Gianlorenzo Franceschini, non ci stanno i genitori dei bambini oggetto dei denunciati maltrattamenti. Dicono questi infatti che la formula giuridica del patteggiamento impedirebbe a loro di potersi costituire parte civile, chiudendo il caso senza processo e dibattimenti. Una condizione inaccettabile, al punto che le chat dei genitori, sempre sul pezzo con tanto di accessi atti della Procura, sono un ribollio continuo di rivendicazioni e di opposizione all’accoglimento di quella richiesta di patteggiamento, che nel caso più grave comporterebbe una condanna a 3 anni di reclusione – fatti salvo poi tutti gli sgravi annessi e connessi.
Si avvia insomma all’epilogo – ma non senza straschichi – la vicenda giudiziaria nata nell’ottobre scorso con le indagini delle Fiamme Gialle dietro segnalazioni di alcune mamme che avevano tratto elementi di denuncia dalle parole dei piccoli e anche di uno degli educatori della struttura cittadina che aveva assistito, dissociandosene, a episodî di maltrattamento. Nel caso, si andava da bimbi di pochissimi anni sbattuti nei fasciatoî, a altre angherie fisiche qualora gli stessi piccoli non corrispondessero alle imposizioni del personale addetto, sino a segregazioni al buio per i più riottosi. Non solo.
Fra le accuse, comprovate peraltro dalle registrazioni delle telecamere nascoste nel nido, c’era anche quella di somministrazioni di cibo insufficiente nella mensa, al punto che un formaggino veniva ripartito per più bambini, venendo così meno alle prescrizioni standard dei regimi alimentari.
Nel gennaio scorso tutte le azioni acquisite sono emerse con la comunicazione ufficiale della Finanza che aveva completato la raccolta dati, e a quel punto quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati dalla Procura virgiliana. Direzione della struttura e parte del personale educatore doveva rispondere di un consistente materiale accusatorio prodotto dalle indagini e rivolto a loro come capi d’accusa, tanto da produrre nei genitori e nei media la qualifica di “asilo lager”.
La svolta nei giorni scorsi. Le persone sottoposte all’azione giudiziaria hanno scelto la via del patteggiamento, che giuridicamente finirebbe per sottrarle a un vero processo e a una “vera condanna”. Tanto almeno nel sentire di mamme e papà dei bimbi coinvolti nei denunciati maltrattamenti.
Il recepimento di una proposta di patteggiamento da parte del Pm, che risulterebbe agli atti, non soddisfa però le attese dei genitori, qualora fosse recepita dal magistrato giudicante. Per loro si tratterebbe di una “giustizia mutilata”, benché ammessa dalle procedure, al punto da non consentire nemmeno la costituzione degli interessati come parte civile. Salvo che a ogni singolo soggetto attivo di rivendicazione resti la carta della causa civile, ma con i tempi e le modalità (e soprattutto i costi) cui andrebbero incontro, a fronte di sconti di pena consentiti ma contestati.





























