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Morte di David Rossi: un arresto e un sequestro riportano l’attenzione sulla pista viadanese

MANTOVA Un imprenditore originario del Crotonese già condannato a nove anni in appello per estorsione aggravata nell’ambito dell’operazione Grimilde, è finito in manette nonché al centro di un decreto di confisca da oltre un milione di euro tra Parma, Reggio Emilia, Crotone e Milano. Il metodo di riciclaggio di denaro tramite società cartiere e la vicinanza con il clan di ‘ndrangheta Grande Aracri hanno aperto su questa vicenda scenari che la mettono in connessione con l’inchiesta sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione di Mps, avvenuta il 6 marzo 2013 a Siena. Un suicidio con molti aspetti a dir poco oscuri, quello di Rossi, sul quale si continua a indagare, con una nuova pista aperta recentemente che porta in quelle terre di ‘ndrangheta che sono lungo il confine tra la Bassa Reggiana e il Viadanese. Proprio in questa zona ultimamente insistono gli inquirenti, anche a seguito delle minacce a Catia Silva, capo dello staff della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Rossi. Silva, che è anche ex consigliere leghista di Brescello, ha raccontato di essere stata minacciata di morte per la sua attività svolta in Commissione da Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco Grande Aracri, quest’ultimo arrivato in Emilia a fine anni 80, indicato come il vertice di una ’ndrina collegata a Cutro e al boss Nicolino Grande Aracri.