MANTOVA – Nessun commento dalla compagine del centrosinistra circa la candidatura ufficializzata di Raffaele Zancuoghi in rappresentanza del centrodestra unito alle amministrative della primavera 2026. Un unico rilievo ironico, ma rispettoso, serpeggia fra i protagonisti della maggioranza uscente di via Roma: Fratelli d’Italia aveva annunciato di escludere liste civiche a sostegno del proprio candidato, e nondimeno la scelta è caduta proprio su un civico. Il quale dovrà fare i conti con una stima di consenso schiacciante a favore di Andrea Murari, se corrisponderà ancóra al vero l’esito del sondaggio della Youtrend Strategies che attribuiva pochi mesi fa un “bulgaro” 78% di gradimento al sindaco uscente Mattia Palazzi. E tale è infatti l’eredità potenziale di consenso che questi lascia a colui che è stato designato dal Pd a succedergli in Comune.
Le decine di slide preparate dalla Youtrend lasciano pochissimo spazio di aspettativa alla concorrenza di centrodestra, che non ha mai nascosto le insidie da affrontare la prossima primavera. Murari peraltro gode di una visibilità ultra-decennale nelle vesti di super-assessore della giunta Palazzi, con deleghe pesanti all’urbanistica, alla rigenerazione urbana e all’ambiente. Sia in Fd’I che in Forza Italia che nella Lega era ben chiaro il nodo strategico da sciogliere in questa imminente tornata elettorale: serviva un nome illustre, accreditato dalla società civile, e soprattutto in grado di catalizzare quella “borghesia”, zanibonianamente detta, che ha fatto la differenza macroscopica nel consenso di Palazzi attraverso la Lista Gialla (28% alle comunali 2020).
E Zancuoghi sembrerebbe ritagliato a bella posta per svolgere questo ruolo. Di lui si dice essere stato addirittura in predicato per sostenere la candidatura di Giovanni Buvoli, per il quale si sarebbe speso al punto di entrare in lista. Di lui si dice pure che avrebbe accolto con favore la proposta di entrare nella Lista Gialla. In qualità poi di presidente della Canottieri Mincio, che annovera circa 6.500 soci di variegato orientamento “borghese” (sempre detto in senso zaniboniano), Zancuoghi potrebbe essere attrattivo sia per la destra che per la sinistra.
Del resto, la stessa Lista Gialla ha fatto incetta di personalità addentellate col mondo “Cano”, facili a spostarsi di qua o di là, a seconda delle simpatie del momento. Ma è questo pure il ragionamento che ha finito per far prevalere il centrosinistra all’indirizzo di Andrea Murari, anche lui “borghese” (in senso zaniboniano) con non celate simpatie per il centrodestra: sia lui che Antonino Zaniboni nel 2010 avrebbero visto bene l’apparentamento con Nicola Sodano al ballottaggio contro Fiorenza Brioni, se non si fossero opposti a quel disegno gli altri vertici del “Patto nuovo per Mantova”, e in primis Gianni Lui, Giovanni Scaglioni e Alberto Grandi.
La svolta palazziana di Murari verso il Pd fu molto censurata da Zaniboni, che in consiglio comunale lo aveva ribattezzato “Scilipoti”. Ed è questa forte ascendenza di Palazzi su Murari che oggi lo conforta di un significativo “tesoretto”, non già di soldi, ma di voti nelle urne.
Sempre in base alle rilevazioni Yuotrend, il 56% degli elettori abituali di Fratelli d’Italia voterebbe Palazzi, e così pure il 69% degli altri soggetti del centrodestra. Persino gli “astenuti” del 2020 si sono pronunciati pro Palazzi nella misura del 77%.
La linea di continuità con la giunta uscente diventa a questo punto il filo conduttore decisivo della campagna del centrosinistra e di Murari che non a caso si sta adoperando per fare passare questo messaggio riproponendo lo stesso schema dell’esecutivo attuale, a partire dal vicesindaco Buvoli, che pubblicamente sui canali social accetterebbe l’offerta: «Ho risposto ad Andrea che ci sarò per proseguire assieme a lui e a tutta la squadra l’importante lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi 11 anni».







































