MANTOVA – Non vuole essere polemico con il sindaco, e lo sottolinea, ma non nasconde le proprie perplessità sull’operazione condotta dal Comune con il Demanio dello Stato per entrare in possesso del Migliaretto. È l’ex presidente del tribunale Giovanni Scaglioni che affida ai canali social questa manifesta censura di un’operazione che vede da un lato l’acquisizione di un’area da destinarsi a verde attrezzato (come se già in città non ce ne fossero in sovrabbondanza) a fronte dell’alienazione di palazzi storici di alto valore patrimoniale e culturale.
«A scanso di equivoci – premette Scaglioni –, un’area verde è sempre preferibile a condotte speculative o mercantilistiche, che, conoscendo l’indole degli uomini, vedo in costante agguato». Tuttavia per il magistrato emerito, rimangono alcuni elementi dell’operazione non condivisibili, se non altro perché servirebbero a riaprire vecchie ferite progettuali, funzionali e urbanistiche.
«Mi parrebbe utile che il sindaco Palazzi spiegasse dettagliatamente le intenzioni municipali future sulla utilizzazione del Migliaretto, oltre alle ragioni in base alle quali ha ritenuto conveniente privare i mantovani della proprietà di immobili prestigiosi, in cambio di un’area molto decentrata dal tessuto urbano, di cui non si avverte la necessità di utilizzazione, dichiarata dal sindaco, a verde attrezzato, visto che da poco è stato realizzato l’amplissimo e godibile parco Te, a 10-15 minuti di cammino dal centro cittadino, che nei pressi e più vicino alla città del Migliaretto vi è il vasto Bosco Virgiliano e che entro breve sarà accessibile anche il Parco San Nicolò. Sempre nella zona sud di Mantova, aree dove sono possibili attività ludiche e ricreative a contatto con la natura», prosegue Scaglioni.
Insomma, «bene! Bravo sindaco! Aumenta il patrimonio comunale», conclude il magistrato. Ma «mi sembra evidente che con la cessione degli edifici giudiziari, il sindaco abbia voluto sottrarre il Comune dall’obbligo di occuparsi degli eventuali problemi gestionali inerenti al servizio»; Comune «fra l’altro già proprietario di un progetto dello studio di architettura Pellegrin di Roma per la costruzione di un nuovo palazzo di giustizia, di cui c’è bisogno: progetto non realizzato, ma costato una somma rilevante pagata dalle casse comunali» – con allusione al Palagiustizia mai nato in Fiera Catena nell’ex Ceramica, oggi diventata scuola.

































