Home Cronaca Rinascere a 38 anni: la battaglia vinta da Consuelo contro l’embolia polmonare

Rinascere a 38 anni: la battaglia vinta da Consuelo contro l’embolia polmonare

RIvalta sul mincio (Rodigo) «Gli angeli esistono e vestono il camice bianco». Con queste parole, ancora commossa, Nadia Gandolfi racconta la vicenda della figlia Consuelo, 38 anni, madre di tre bambini di 4, 9 e 11 anni, viva per miracolo dopo aver superato una gravissima embolia polmonare massiva. A salvarla, l’équipe del reparto di Rianimazione dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, e in particolare da dottor Matteo Ortolani.
La vicenda inizia il 29 settembre, quando Consuelo si sottopone a un intervento chirurgico importante. Dimessa il 2 ottobre, rientra a casa per la convalescenza, ma nei giorni successivi, però, non prosegue la terapia con eparina, farmaco anticoagulante. Il 18 ottobre, mentre si trova nella sua abitazione, la donna sviene improvvisamente. Il 118 la trasporta d’urgenza al pronto soccorso del Carlo Poma, dove i medici scoprono che è in corso un’embolia polmonare massiva.
Le sue condizioni sono disperate. «Ci avevano detto che aveva pochissime possibilità di sopravvivere», racconta la madre, Nadia Gandolfi, ancora scossa. Contro ogni previsione, grazie all’intervento tempestivo e alle cure del dottor Ortolani e dei suoi colleghi, Consuelo supera la fase più critica e dopo giorni in rianimazione, festeggia il suo 38° compleanno in ospedale, circondata dal personale sanitario che le ha salvato la vita.
Oggi la giovane donna è in reparto di cardiologia, in ripresa e con il sorriso di chi ha vinto una battaglia durissima. «Mia figlia è rinata per la seconda volta – dice la signora Nadia – e il merito è dei medici e degli infermieri che l’hanno curata con professionalità e umanità straordinarie.
Il dottor Ortolani, il dottor Ziad Allamain e tutto lo staff infermieristico e medico sono stati eccezionali in ogni momento della degenza. A loro devo la vita di mia figlia. Se ci fosse giustizia, persone così dovrebbero essere pagate molto di più di certi luminari».
La madre, nel ringraziare pubblicamente il personale sanitario, non nasconde anche l’amarezza per le disattenzioni iniziali: «A chi ha commesso leggerezze dico solo di riflettere e di essere più attento: dietro ogni paziente c’è una persona, una famiglia, una vita».
Ora Consuelo, circondata dai suoi bambini, dal marito e da tutta la sua famiglia, guarda al futuro con gratitudine e consapevolezza.
La sua è una storia di rinascita che testimonia l’importanza della competenza medica, ma anche dell’empatia e della dedizione di chi ogni giorno lavora per salvare vite.