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Violenza sessuale di gruppo: vittima e periti di parte in aula per il processo d’appello

MANTOVA Rinnovare l’istruttoria dibattimentale al fine di provvedere alla riescussione dei vari testimoni, come aveva chiesto la procura di Mantova che aveva impugnato la sentenza di assoluzione nei confronti di cinque giovani mantovani che erano stati assolti dalla pesante accusa di violenza sessuale di gruppo. Ieri dunque davanti ai giudici della Corte d’Appello di Brescia si è tenuta l’udienza a porte chiuse durante la quale sono stati sentiti la presunta vittima, una ragazza che all’epoca dei fatti era minorenne, la madre della ragazza, e a seguire i consulenti del tribunale e della difesa. Un’udienza che non ha portato novità sostanziali a questo processo, dove la giovane di fatto non sarebbe stata in grado di ricordare come sarebbero andate le cose quella notte, mentre i consulenti hanno ribadito quanto già riferito durante il processo di primo grado. L’udienza è stata poi aggiornata al prossimo aprile per la discussione e la sentenza. Per questa vicenda, che risale al 2021, in primo grado erano state chieste quattro condanne a nove anni di reclusione e una quinta condanna a dieci anni. Richieste che erano state completamente respinte dai giudici di Mantova. Secondo quanto aveva ricostruito la procura di via Poma la notte tra il 18 e il 19 maggio 2021 una 17enne cremonese allontanatasi spontaneamente da casa, dopo aver trascorso buona parte della giornata in compagnia di un conoscente (risultato estraneo ai fatti) sarebbe stata invitata a partecipare a una festa privata organizzata nell’abitazione di uno degli accusati a Suzzara dove poi, una volta fatta ubriacare, sarebbe stata stuprata. L’indagine, era quindi partita un paio di settimane dopo, quando al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Cremona, si era presentata, accompagnata dalla madre (costituitasi parte civile al pari della figlia) la stessa presunta vittima lamentando nella fattispecie forti dolori al ventre. Confidatasi, la minore avrebbe così raccontato di essere stata violentata una quindicina di giorni prima, durante un party in provincia di Mantova. Le indagini congiunte degli agenti della Squadra Mobile di Cremona e Mantova avevano chiuso il cerchio con le perquisizioni domiciliari nelle abitazioni dei cinque, in quel periodo tutti poco più che maggiorenni.