MANTOVA «Profondo dolore, rammarico e senso di vergogna per quanto accaduto». A distanza di due settimane esatte da quella mattina del 19 novembre scorso, quando venne smascherato camuffato da donna davanti al municipio di Borgo Virgilio, Andrea Guastalla rompe il muro del silenzio e, tramite il proprio difensore, l’avvocato Francesco Ferrari, fa sapere di «non aver mai voluto arrecare, così come in effetti mai ha arrecato, sofferenza o dolore alla cara madre a cui era, ed è tuttora, profondamente legato». Al contrario, lo stesso vuole manifestare come «la sua condotta sia stata volta a “proteggere” con amore filiale e a tenere con sé la madre».
Com’è ormai più che noto infatti il corpo mummificato di Graziella Dall’Oglio, deceduta all’incirca tre anni fa all’età di 82 anni, era stato da lui conservato rinchiuso in due sacchi a pelo nel locale lavanderia della villetta di via San Marco a Romanore in cui i due vivevano. Inoltre il 56enne ex infermiere tiene a sottolineare come «lo scopo del proprio agire non sia stato quello di trarne benefici patrimoniali, ma bensì quello di restare vicino alla mamma dalla quale non è mai riuscito a separarsi». Proprio su tal fronte il loro, così come riferito altresì da chi li aveva conosciuti in passato, è sempre stato descritto come un rapporto quasi simbiotico, sia nel periodo che li aveva visti assieme assidui frequentatori della chiesa e della parrocchia, che poi una volta deciso da entrambi di isolarsi dalla collettività e ritirarsi nella loro grande casa di campagna. In tale ottica l’indagato si dichiara quindi «pronto a fare quanto nelle proprie possibilità per risarcire quanto da lui indebitamente percepito», nel corso di questi anni, «rimanendo, come lo è sempre stato a piena disposizione dell’autorità giudiziaria al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda». Su detto aspetto ad oggi non sarebbe comunque ancora stato fissato da parte del sostituto procuratore titolare del fascicolo d’indagine un primo interrogatorio.
Infine uno degli elementi su cui negli ultimi giorni si è poggiata l’attenzione, non soltanto mediatica ma anche degli inquirenti, tra indiscrezioni e supposizioni. Vale a dire quello afferente il fantomatico complice. «Il mio assistito – si fa portavoce il difensore – evidenzia che né prima né durante né dopo vi è mai stata la presenza di alcuna persona terza consapevole di quanto da lui commesso, che pertanto possa essere ritenuta complice». A conclusione poi l’appello a rispettarne il silenzio: «La persona che rappresento confida nell’umana comprensione per quanto accaduto e, sorretto dalla fede, che lo sta accompagnando anche in questo difficile momento, chiede di accettare la propria decisione di ritirarsi in un periodo di silenzio e discernimento».

































